Portavalori assaltato con esplosivi e armi da guerra: arrestati due foggiani, caccia alla banda
L’assalto al portavalori sulla statale 613 Brindisi-Lecce sembra uscito da una sceneggiatura hollywoodiana. Ma è cronaca italiana, con dettagli che inquietano: kalashnikov, esplosivi, blocco della carreggiata, una studentessa rapinata per la fuga e colpi d’arma da fuoco contro i carabinieri. Il tutto nel cuore del Salento, su una strada già teatro nel 2024 di un colpo da quattro milioni di euro.
Questa volta, però, qualcosa è andato storto. Un errore nei tempi, un imprevisto, un dettaglio sfuggito. E così il commando non è riuscito a portare a termine il piano come previsto.
I carabinieri hanno fermato due uomini: Giuseppe Iannelli, 38 anni, ex paracadutista con un passato nel battaglione San Marco, e Giuseppe Russo, 62 anni, entrambi foggiani. L’arresto è avvenuto dopo un inseguimento nelle campagne salentine, al termine di una fuga che ha visto anche una colluttazione con i militari dell’Arma: un carabiniere è rimasto ferito.
Le accuse sono pesantissime: tentato omicidio, rapina pluriaggravata, porto e detenzione di armi da guerra, materiale esplodente, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Nelle prossime ore i due compariranno davanti al gip per l’udienza di convalida del fermo.
Un commando paramilitare, almeno otto uomini
Gli investigatori parlano di un gruppo strutturato, composto da almeno otto persone, più fiancheggiatori esterni. Due sono stati fermati, altri due erano con loro durante la fuga, mentre almeno quattro avrebbero fatto parte di un’altra auto. Una banda organizzata, con ruoli e logistica, non improvvisata.
La dinamica dell’assalto è da manuale paramilitare: la superstrada bloccata all’altezza di Tuturano, un furgone fatto esplodere, armi automatiche impugnate, rapina a una studentessa per procurarsi un mezzo di fuga, colpi sparati contro una pattuglia dei carabinieri. Solo per fortuna non ci sono stati feriti tra le forze dell’ordine o i civili.
Le indagini proseguono a vasto raggio, con l’analisi delle immagini video, le testimonianze e i posti di blocco nei centri abitati. Il timore degli inquirenti è che si tratti di una rete criminale ben radicata, con ramificazioni oltre la Puglia.
Il passato militare e il paradosso del commando
Il dettaglio che colpisce più di tutti è il profilo di Giuseppe Iannelli: ex militare, paracadutista, passato nel battaglione San Marco. Un curriculum che, in teoria, richiama disciplina, addestramento e Stato. E che oggi, secondo l’accusa, sarebbe stato messo al servizio di un’azione criminale con modalità quasi militari.
Un cortocircuito simbolico potente: l’addestramento statale trasformato in know-how per la rapina. Non è la prima volta che accade nella cronaca italiana, ma ogni volta il tema ritorna come una ferita aperta.
Sicurezza dei vigilantes: un sistema sotto attacco
Confedersicurezza ha parlato senza mezzi termini di azione criminale di stampo paramilitare, sottolineando l’urgenza di rafforzare le misure di tutela per gli operatori del trasporto valori. I vigilantes, spesso invisibili, sono oggi una delle categorie più esposte a criminalità organizzata, sempre più armata e strutturata.
Il sindacato ha ringraziato l’Arma dei carabinieri per l’intervento tempestivo, definendolo un presidio fondamentale per la collettività. Ma il messaggio di fondo è chiaro: il sistema di sicurezza privata è sotto stress, e la risposta dello Stato deve essere sistemica, non emergenziale.
Un film criminale che si ripete
Il dato più inquietante è la serialità: la statale 613 era già stata colpita nel 2024 con un maxi colpo milionario. Ora un nuovo assalto, con dinamiche ancora più aggressive. Segno che il trasporto valori è diventato un target strategico per la criminalità organizzata.
Il colpo fallito, paradossalmente, rende questa storia ancora più interessante per gli investigatori: errori, comunicazioni, logistica imperfetta. Tutti indizi che possono portare alla mappatura della banda e dei suoi fiancheggiatori.
Per ora restano le immagini di una strada bloccata, delle sirene nel buio, dei colpi sparati e di un ex militare in manette. Un frammento di Italia che assomiglia a un thriller, ma che è cronaca.

