L'incredibile episodio si è verificato durante Atalanta NapoliL'incredibile episodio si è verificato durante Atalanta Napoli

La reazione inaspettata della donna

Una partita di calcio, un rigore negato, qualche parolaccia di troppo. Poi le forbici che volano, i coltelli lanciati contro il muro, una lama che resta conficcata come prova materiale di una serata fuori controllo.

È accaduto nel quartiere di Napoli, zona Capodimonte, durante la diretta di Atalanta-Napoli. Un tifoso 40enne stava guardando la partita in tv quando, dopo un rigore negato agli azzurri, ha reagito con insulti coloriti. La moglie, 35 anni, napoletana, ha creduto che quelle parole fossero rivolte a lei.

La discussione è degenerata in pochi minuti. E si è trasformata in un tentato accoltellamento.


Rigore negato e parolacce: cosa è successo durante Atalanta-Napoli?

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo era davanti alla televisione, nervoso per l’andamento del match. Alla decisione arbitrale contestata – il rigore non concesso al Napoli – sono seguite imprecazioni.

La moglie avrebbe interpretato quegli insulti come diretti alla sua persona. Da qui la minaccia: «Vai via di casa o ti accoltello». Il 40enne, già teso per la partita, ha rifiutato di allontanarsi.

La donna ha afferrato un paio di forbici e gliele ha lanciate contro. Poi ha impugnato un coltello da cucina tentando di colpirlo al fianco sinistro. Mancato il bersaglio, ha provato a colpire l’altro lato.

Un’escalation fulminea, consumata tra il divano e la cucina.


Capodimonte, coltelli lanciati durante la telefonata al 112: l’intervento dei carabinieri

Ferito e sanguinante, il 40enne è riuscito a chiamare prima il 112, poi il 118.

Ma la furia della donna non si è fermata neppure durante la telefonata. Ha continuato a scagliare coltelli contro il marito. Uno si è conficcato nel muro dell’abitazione. Sarà proprio quella lama, ancora piantata nella parete, a essere trovata dai carabinieri della stazione di Capodimonte al loro arrivo.

I militari hanno immediatamente bloccato la 35enne, che è stata arrestata con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.


Arrestata per maltrattamenti e porto di armi: cosa hanno trovato i militari?

Durante la perquisizione, i carabinieri hanno scoperto nella borsa della donna altre tre lame. Tra queste, anche un apriostriche.

Per la 35enne è scattata anche la denuncia per porto di oggetti atti ad offendere. Dopo le formalità di rito, è stata trasferita in carcere in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

L’uomo, trasportato all’Ospedale del Mare, è tuttora ricoverato ma non è in pericolo di vita. Le ferite riportate, pur sanguinanti, non hanno interessato organi vitali.


Violenza domestica e tensioni improvvise: un caso isolato o un campanello d’allarme?

La cronaca restituisce un episodio che nasce da un fraintendimento, ma esplode in una dinamica di violenza domestica conclamata. Gli inquirenti dovranno chiarire se si sia trattato di un raptus improvviso o se vi fossero precedenti tensioni nella coppia.

Il reato contestato – maltrattamenti in famiglia – presuppone infatti un contesto più ampio rispetto al singolo episodio. Sarà la magistratura a definire il perimetro delle responsabilità.

Resta la fotografia di una scena surreale: la partita in tv, la tensione sportiva che sale, le parole che volano, le lame che seguono. In pochi minuti il tifo si trasforma in emergenza sanitaria.


Quando il calcio diventa detonatore emotivo

Il calcio, in città come Napoli, non è solo sport. È identità, appartenenza, nervo scoperto. Una decisione arbitrale può accendere discussioni accese, soprattutto nei momenti decisivi della stagione.

Ma ciò che è accaduto a Capodimonte supera la fisiologia del tifo. Qui non si parla di sfottò o urla davanti allo schermo. Qui si parla di coltelli, di sangue, di una telefonata al 112 mentre una lama si conficca nel muro.

L’episodio di Atalanta-Napoli diventa così lo sfondo di una vicenda giudiziaria ben più grave, che nulla ha a che fare con il risultato finale.


La 35enne ora si trova in carcere. Il marito è in ospedale, fuori pericolo. La casa di Capodimonte è sotto sequestro per gli accertamenti.

Una serata di calcio che doveva finire con un commento al bar il giorno dopo si è trasformata in un caso di cronaca nera. E mentre la partita scorreva sullo schermo, in quell’appartamento si giocava una sfida ben più drammatica.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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