Valentina Sarto e Vincenzo DongelliniValentina Sarto e Vincenzo Dongellini

Cosa è successo a Bergamo?

Una tragedia che lascia senza parole. Valentina Sarto, 41 anni, è stata uccisa nella sua casa a Bergamo dal marito Vincenzo Dongellini, ora in carcere con l’accusa di femminicidio.

Secondo quanto emerso dall’autopsia, la donna è stata colpita alle spalle, tra collo e schiena, con diverse coltellate – almeno sei, forse otto. Un’aggressione improvvisa, che non le avrebbe lasciato possibilità di difesa.

Il suo corpo è stato trovato nella camera da letto. L’allarme è scattato solo più tardi.

La madre: “Mi sento morta”

A colpire, oltre ai fatti, sono le parole della madre, Lia Ventura. Uno sfogo che diventa un grido.

“Come mi sento? Sono morta”.

Un dolore che si mescola alla rabbia e ai rimpianti. La donna ricostruisce gli ultimi giorni della figlia, segnati da tensioni crescenti con il marito.

“Gli aveva detto che amava un altro”

Secondo il racconto della madre, pochi giorni prima dell’omicidio Valentina aveva deciso di chiudere la relazione.

In un messaggio vocale avrebbe detto chiaramente al marito di non amarlo più e di voler andare via. Lui, però, non accettava la fine del matrimonio.

“Aveva chiesto un’altra possibilità. Lei era esausta e gli ha detto: amo un altro”.

Per la madre, quello è stato il punto di rottura. “È stata la miccia”, dice, con una lucidità che fa ancora più male.

Le minacce e l’allarme ignorato

Emergono anche segnali che, col senno di poi, appaiono inquietanti.

L’uomo con cui Valentina aveva una relazione l’aveva accompagnata dai carabinieri pochi giorni prima. Avevano mostrato vocali con minacce e anche una ferita alla mano.

Ma, secondo quanto raccontato, non sarebbe stato possibile intervenire.

Un dettaglio che oggi pesa come un macigno.

“Si era difesa, non voleva morire”

La madre respinge anche una versione iniziale legata a un presunto tentativo di suicidio dell’uomo.

“I graffi sulle braccia sono di mia figlia che si è difesa”, afferma. Un tentativo disperato di reagire a un’aggressione improvvisa.

Una violenza annunciata?

Un altro episodio emerge dal racconto: una mano fasciata, una spiegazione poco credibile, poi la verità.

“È stato lui, me l’ha stritolata”, avrebbe confessato Valentina alla madre, evitando però di andare in ospedale per non far scattare una denuncia.

Segnali che raccontano una spirale di violenza già in atto.

Il dolore che resta e le domande aperte

“Doveva morire lui, non mia figlia”. Parole dure, cariche di disperazione.

Il caso di Bergamo riapre interrogativi profondi: quanto si può fare prima che sia troppo tardi? E quanto spesso i segnali restano inascoltati?

Intanto resta una famiglia distrutta. E una voce, quella della madre, che continua a chiedere giustizia.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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