Federico GiubilatoFederico Giubilato

Valanga in Austria, cosa è successo davvero nello Zillertal?

Un’escursione tra amici, una giornata in montagna come tante. Poi, in pochi istanti, tutto cambia.

Federico Giubilato, 41 anni, di Bassano del Grappa, ha perso la vita nel pomeriggio durante un’uscita sul Marchkopf, in Austria, nella valle dello Zillertal.

A travolgerlo è stata una valanga larga circa 250 metri, staccatasi improvvisamente su un pendio già reso instabile dalle condizioni meteo.

Il dettaglio decisivo: sepolto sotto 1,60 metri di neve

C’è un elemento che rende la vicenda ancora più drammatica.

L’uomo è rimasto sepolto sotto circa 1,60 metri di neve per oltre mezz’ora, il tempo necessario ai soccorritori per raggiungere la zona.

Un tempo che, in questi casi, diventa decisivo.

Quando il soccorso alpino è riuscito a individuarlo, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile.

Il racconto dei soccorsi: cosa è successo dopo la valanga

L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio, lanciato da uno degli amici che si trovavano con lui.

Un altro escursionista, 36 anni, coinvolto nella slavina, è riuscito a liberarsi da solo, riportando solo una lieve ferita alla mano.

Da lì è partita la macchina dei soccorsi:
uomini del soccorso alpino e due elicotteri, impegnati in un intervento complesso in un’area difficile da raggiungere.

Ma il tempo, ancora una volta, ha fatto la differenza.

Chi era Federico Giubilato

Federico Giubilato non era un improvvisato.

Ingegnere meccanico, laureato all’Università di Padova, frequentava la montagna da anni. Era un appassionato di sport estremi: downhill, surf, arrampicata, freeski.

Sul suo profilo social raccontava spesso il rapporto con la natura e con il rischio.

Dopo un grave incidente in passato, aveva scritto:
“La spinta arriva da dentro, per tornare a fare ciò che mi fa sentire vivo”.

Una frase che oggi suona come un manifesto della sua vita.

Il ruolo del meteo: perché il rischio era aumentato

Secondo le prime informazioni, nei giorni precedenti forti venti sulle Alpi centrali avevano aumentato il pericolo valanghe, soprattutto sui pendii più esposti.

Un fattore che potrebbe aver inciso in modo determinante.

Anche per chi conosce bene la montagna, alcune condizioni possono diventare imprevedibili.

Un’altra tragedia poche ore dopo in Italia

La giornata si è chiusa con un secondo dramma.

Sulle Prealpi Orobie, nella Bergamasca, un ragazzo di 25 anni ha perso la vita dopo essere precipitato per circa 100 metri mentre percorreva il sentiero verso il rifugio Brunone, nel territorio di Valbondione.

Anche in questo caso, i soccorsi — vigili del fuoco, soccorso alpino ed elisoccorso — non sono riusciti a salvargli la vita.

Montagna e rischio: un equilibrio sempre fragile

Due episodi diversi, ma un filo comune.

La montagna, anche per chi la conosce, resta un ambiente dove il margine di errore è minimo.

Tra condizioni meteo, terreno e variabili improvvise, basta un attimo perché tutto cambi.

E ancora una volta, il bilancio è pesante.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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