Da sinistra Oppido, il chirurgo che ha operato il piccolo Domenico CaliendoDa sinistra Oppido, il chirurgo che ha operato il piccolo Domenico Caliendo

“Cartella inattendibile”: lo scontro sui dati clinici

Non è solo una battaglia giudiziaria, ma anche scientifica.

Nel caso della morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, la difesa dei medici coinvolti passa al contrattacco.

Secondo gli avvocati del cardiochirurgo Guido Oppido, la documentazione clinica su cui si basa l’accusa presenterebbe elementi “inattendibili” e difficili da giustificare.

Una presa di posizione netta, arrivata al termine di un interrogatorio preventivo durato oltre tre ore davanti al gip.


Il nodo della sequenza temporale

Il punto centrale dello scontro riguarda la ricostruzione dei tempi dell’intervento.

Per la difesa, esisterebbero prove — tra cui foto e video — che metterebbero in discussione la versione della Procura.

In particolare:

  • una foto mostrerebbe il contenitore del cuore donato ancora chiuso alle 14:26
  • un video successivo, alle 14:34, documenterebbe il cuore del piccolo ancora pulsante

Elementi che, secondo i legali, suggerirebbero una sequenza diversa rispetto a quella ipotizzata dagli inquirenti.

La tesi difensiva è chiara: l’intervento sarebbe avvenuto seguendo una procedura corretta, senza le anomalie contestate.


L’interrogatorio del medico: “lucidità e sofferenza”

Durante l’interrogatorio, il cardiochirurgo Guido Oppido avrebbe risposto alle domande ricostruendo nel dettaglio ogni fase dell’operazione.

I suoi legali parlano di una testimonianza lucida ma segnata da forte coinvolgimento emotivo, in cui sarebbe stata ribadita la correttezza dell’operato.

Parallelamente, anche la posizione della cardiochirurga Emma Bergonzoni, coinvolta nell’inchiesta, è stata difesa con decisione.

Secondo i suoi legali, la cartella clinica rispecchierebbe fedelmente quanto accaduto, e alcune dichiarazioni raccolte dagli investigatori non corrisponderebbero alla realtà dei fatti.


L’accusa e la richiesta di misure

La Procura di Napoli contesta ai medici il reato di falso, ipotizzando una possibile alterazione della documentazione clinica.

Il giudice dovrà ora valutare la richiesta di misure interdittive avanzata dai pm, in un quadro che appare sempre più complesso e tecnico.

Non si tratta solo di stabilire responsabilità penali, ma di ricostruire con precisione assoluta ogni passaggio clinico.


Il silenzio della famiglia

In questo clima di tensione, la famiglia del piccolo Domenico ha scelto di non partecipare alla cerimonia commemorativa organizzata all’ospedale Monaldi.

Una decisione che riflette la delicatezza del momento e la volontà di attendere sviluppi più chiari.

Un eventuale confronto con i vertici sanitari è stato rinviato, segno di una ferita ancora aperta.


Una verità ancora in costruzione

Il caso Caliendo resta sospeso tra due versioni opposte.

Da un lato l’accusa, che ipotizza irregolarità gravi.
Dall’altro la difesa, che parla di dati non affidabili e di una sequenza da rivedere.

Nel mezzo, una questione complessa dove medicina, diritto e tecnologia si intrecciano.

E una domanda che resta ancora senza risposta definitiva:
cosa è accaduto davvero in quelle ore decisive?

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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