Sette persone sono rimaste intossicate dopo aver mangiato tonno rossoSette persone sono rimaste intossicate dopo aver mangiato tonno rosso

La sindrome sgombroide e cosa è stato rilevato

Sette persone sono finite in ospedale a Palermo dopo aver consumato tonno rosso contaminato. Uno dei pazienti si trova ricoverato in terapia intensiva ed è considerato il caso più grave di un episodio che ha immediatamente fatto scattare controlli sanitari e verifiche sulla filiera alimentare.

Secondo le prime informazioni, all’origine dell’intossicazione ci sarebbe la cosiddetta sindrome sgombroide, una patologia alimentare provocata dall’elevata presenza di istamina nel pesce mal conservato. Un fenomeno poco conosciuto dal grande pubblico ma che, spiegano gli esperti, può provocare sintomi molto seri e in alcuni casi anche complicazioni potenzialmente pericolose.

Cos’è la sindrome sgombroide e perché può essere pericolosa

A spiegare il meccanismo della patologia è Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all’università Lum Giuseppe Degennaro.

La sindrome sgombroide è una forma di intossicazione alimentare che si sviluppa quando il pesce non viene conservato correttamente lungo la catena del freddo. In queste condizioni alcuni batteri trasformano l’istidina presente nei tessuti muscolari del pesce in istamina, sostanza che provoca poi la reazione tossica nell’organismo.

Il nome deriva proprio dagli Scombridae, famiglia di pesci che comprende tonno, sgombro e palamita.

“Chiunque, allergico o non allergico, se esposto a una quantità sufficiente di istamina può manifestare i sintomi”, chiarisce l’esperto, spiegando che non si tratta di una classica allergia alimentare ma di una reazione tossicologica definita pseudo-allergica.

Quali sono i sintomi dell’intossicazione da tonno contaminato

Uno degli aspetti più insidiosi della sindrome sgombroide è la rapidità con cui si manifestano i sintomi.

I disturbi possono comparire nel giro di pochi minuti o entro un’ora dall’ingestione del pesce contaminato. Tra i segnali più frequenti ci sono arrossamenti improvvisi del volto e del collo, mal di testa pulsante, vertigini, nausea, dolori addominali e diarrea.

Nei casi più gravi possono comparire tachicardia, abbassamento della pressione e problemi cardiovascolari che richiedono ricovero urgente.

Secondo gli specialisti, un dettaglio spesso riferito dai pazienti è il sapore anomalo del pesce, descritto come “metallico” o addirittura “piccante”.

Perché il tonno contaminato resta pericoloso anche dopo la cottura

Uno degli elementi che rende questa intossicazione particolarmente difficile da prevenire riguarda la stabilità dell’istamina.

La sostanza, infatti, non viene eliminata né dalla cottura né dal congelamento o dall’inscatolamento. Questo significa che un pesce contaminato può restare tossico anche dopo essere stato preparato normalmente in cucina.

Per questo motivo, spiegano gli esperti, la prevenzione si basa soprattutto sul mantenimento rigoroso della temperatura durante tutta la conservazione del prodotto, dalla pesca fino alla somministrazione nei ristoranti o nei punti vendita.

Le cure e i rischi per i soggetti più fragili

Sul piano clinico, il trattamento della sindrome sgombroide richiede un intervento rapido.

Secondo Mauro Minelli, nelle fasi acute è fondamentale l’utilizzo di corticosteroidi per contenere la risposta infiammatoria provocata dall’eccesso di istamina. Gli antistaminici vengono invece utilizzati come supporto, soprattutto nei casi meno gravi.

Nei pazienti più fragili, come cardiopatici o soggetti asmatici, l’intossicazione può però causare complicazioni molto più serie.

Ed è proprio questo aspetto che rende particolarmente delicato il caso registrato a Palermo, dove uno dei sette pazienti è stato ricoverato in terapia intensiva.

L’episodio di Palermo riaccende l’attenzione sui controlli alimentari

La vicenda sta riportando al centro dell’attenzione il tema dei controlli igienico-sanitari nella conservazione del pesce.

Gli esperti sottolineano che episodi come questo richiedono una risposta rapida non solo da parte degli ospedali, ma anche delle autorità sanitarie incaricate di individuare eventuali lotti contaminati e impedirne la diffusione.

Sebbene nella maggior parte dei casi la sindrome sgombroide abbia un decorso benigno, situazioni come quella avvenuta a Palermo dimostrano quanto un semplice errore nella catena del freddo possa trasformarsi in un serio rischio per la salute pubblica.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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