Allarme per il raro virus Bundibugyo: già decine di morti tra Congo e Uganda, ricoverati anche operatori sanitari
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale per il nuovo focolaio di Ebola che sta colpendo l’Africa centrale. A preoccupare gli esperti è soprattutto il ceppo individuato, il raro virus Bundibugyo, per il quale al momento non esistono vaccini né cure approvate.
Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Oms, nella Repubblica Democratica del Congo sarebbero già morte almeno 88 persone, mentre i casi sospetti hanno superato quota 300.
Un’emergenza che, pur non essendo stata ancora classificata come pandemia, viene considerata dagli esperti “estremamente preoccupante”.
Il virus ha raggiunto anche le grandi città
A far scattare il livello massimo di attenzione non sarebbe soltanto il numero delle vittime, ma soprattutto la velocità con cui il contagio si starebbe muovendo tra diverse aree del continente africano.
L’Oms ha infatti confermato che alcuni casi sospetti sono stati individuati anche in Uganda e che due pazienti infetti sarebbero stati ricoverati in terapia intensiva nella capitale Kampala.
Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite esisterebbero ancora “significative incertezze” sul numero reale dei contagiati e sulla diffusione geografica del virus.
Un elemento che alimenta la paura di una circolazione molto più ampia rispetto ai dati ufficiali attualmente registrati.
Il ceppo Bundibugyo e l’assenza di vaccini
Il focolaio riguarda il ceppo Bundibugyo, una variante rara dell’Ebola identificata per la prima volta in Uganda nel 2007.
A differenza del ceppo Zaire, quello più noto e per il quale esistono vaccini sperimentati negli ultimi anni, per questa variante non esistono ancora farmaci specifici né immunizzazioni approvate.
Ed è proprio questo il dettaglio che sta aumentando la preoccupazione internazionale.
I primi test effettuati dall’Istituto Nazionale di Ricerca Biomedica del Congo hanno mostrato risultati inquietanti: 8 campioni su 13 analizzati sono risultati positivi.
Morti anche operatori sanitari
L’Oms ha parlato apertamente di “minaccia straordinaria”, spiegando che tra le vittime ci sarebbero anche alcuni operatori sanitari impegnati nei soccorsi.
Nel frattempo Medici Senza Frontiere sta preparando una risposta sanitaria su larga scala, mentre l’agenzia Onu ha già inviato tonnellate di materiale medico, tende e strumenti di protezione nelle aree più colpite della provincia di Ituri.
Le autorità sanitarie stanno cercando di ricostruire i collegamenti epidemiologici tra i casi registrati, ma la situazione resta ancora molto confusa.
Perché non è stata dichiarata la pandemia
Nonostante il livello di allerta internazionale, l’Oms ha precisato che il focolaio non può ancora essere definito pandemia.
Secondo i criteri dell’agenzia, infatti, mancherebbero ancora elementi certi sulla diffusione globale e sulla trasmissione sostenuta tra più continenti.
Resta però altissima la tensione tra gli esperti sanitari internazionali, soprattutto per la presenza del virus in aree urbane densamente popolate e per l’assenza di vaccini efficaci contro questo specifico ceppo.

