Convalidato l’arresto del 31enne accusato di strage dopo l’auto sulla folla a Modena
Non ha risposto nel merito di quanto accaduto sabato pomeriggio nel centro di Modena, quando con l’auto si è lanciato contro i passanti provocando otto feriti, ma durante l’udienza di convalida ha compiuto un gesto che ora potrebbe diventare centrale nelle indagini: ha consegnato i codici di sblocco del cellulare agli investigatori.
È uno dei dettagli emersi dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari che ha convalidato l’arresto di Salim El Koudri, il 31enne accusato di strage con l’aggravante delle lesioni gravissime, confermando anche la custodia cautelare in carcere.
Il telefono, il silenzio sui fatti e quella frase all’avvocato
Durante l’udienza nel carcere di Modena, El Koudri non avrebbe fornito spiegazioni su ciò che è successo nel giorno dell’attacco.
Ha però consentito agli investigatori di accedere al contenuto del telefono, elemento che potrebbe servire per approfondire il suo profilo personale, il contesto delle settimane precedenti e ricostruire il suo stato psicologico.
Fuori dal carcere il difensore Fausto Giannelli ha raccontato un particolare che ha colpito: il suo assistito gli sarebbe apparso più lucido rispetto ai giorni precedenti.
“Mi ha chiesto le sigarette”, ha spiegato il legale, aggiungendo poi un’altra frase riferita dal 31enne quando gli è stato detto che sarebbero andati a trovarlo i genitori: “Aspettiamo, voglio essere pronto”.
L’accusa resta quella di strage, ma senza terrorismo e premeditazione
Sul piano giudiziario resta confermata l’accusa di strage con aggravante delle lesioni gravissime.
La Procura, però, allo stato attuale non ha contestato né l’aggravante terroristica né quella dell’odio razziale, così come non è stata contestata la premeditazione.
Un passaggio che potrebbe avere un peso importante nell’evoluzione del procedimento.
Secondo il legale, al momento non esisterebbero elementi sufficienti per sostenere che il gesto fosse stato pianificato in anticipo.
“Sentiva delle voci”: il racconto della difesa sul percorso sanitario
Uno degli aspetti più delicati emersi riguarda il quadro clinico descritto dalla difesa.
L’avvocato ha riferito che negli ultimi tempi il 31enne avrebbe raccontato di sentire delle voci, soffrire di tachicardia e non riuscire più a dormire.
Per questo, secondo quanto riferito, si sarebbe rivolto al Centro di salute mentale di Castelfranco, dove gli sarebbe stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità.
La difesa sostiene che quel disagio non sarebbe stato gestito adeguatamente e annuncia una richiesta di valutazione psichiatrica e successivamente una possibile perizia.
La frustrazione per il lavoro e il nodo che gli investigatori vogliono chiarire
Tra gli elementi raccontati dal legale c’è anche il tema della frustrazione personale.
Secondo la difesa, El Koudri avrebbe vissuto con difficoltà il fatto di non riuscire a trovare un’occupazione ritenuta adeguata dopo un percorso universitario concluso con ottimi risultati.
L’avvocato però ha precisato che questo non può spiegare da solo un gesto di tale gravità.
Ha inoltre escluso una lettura legata all’identità culturale o religiosa: secondo quanto riferito dalla famiglia, il 31enne si sarebbe sempre sentito completamente integrato in Italia.
La prossima fase: perizia e possibile richiesta di trasferimento
La difesa non si è opposta alla convalida dell’arresto e ora guarda al prossimo passaggio.
Nei prossimi giorni potrebbe essere chiesta una visita specialistica per verificare le condizioni cliniche del 31enne e valutare se il carcere sia il luogo più adeguato oppure se debba essere disposto un eventuale trasferimento in una struttura psichiatrica giudiziaria.
Intanto le indagini continuano per ricostruire non soltanto cosa sia accaduto in quei minuti nel centro di Modena, ma soprattutto capire cosa sia successo nelle ore e nei giorni precedenti.

