Le nuove rivelazioni sull’uomo che ha travolto la folla aprono interrogativi inquietanti sul suo stato mentale nei giorni precedenti alla strage sfiorata
Emergono nuovi dettagli sul passato e sullo stato psicologico di Salim El Koudri, il 31enne fermato con l’accusa di strage e lesioni aggravate dopo aver travolto con l’auto decine di persone nel centro storico di Modena. Mentre otto feriti portano ancora addosso le conseguenze della folle corsa di sabato pomeriggio, gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi anni dell’uomo, cercando di capire cosa possa aver innescato un gesto che ha sconvolto il Paese.
Nelle ultime ore sono finite all’attenzione della Procura quattro email inviate nel 2021 all’Università di Modena e Reggio Emilia. Messaggi spediti nell’arco di poco più di un’ora e che oggi vengono riletti sotto una luce completamente diversa.
Le mail del 2021: rabbia, frustrazione e insulti
Le email, anticipate da Il Giornale e confermate dal difensore dell’uomo, l’avvocato Fausto Giannelli, mostrano un crescendo di rabbia e confusione.
“Dovete farmi lavorare come impiegato e non magazziniere”, scriveva El Koudri in uno dei messaggi, lamentandosi della propria situazione lavorativa e di stipendi che, secondo lui, non gli permettevano una vita dignitosa.
Pochi minuti dopo un’altra richiesta quasi disperata: “Fatemi lavorare”.
Poi il tono cambia improvvisamente. Arrivano insulti pesantissimi contro il cristianesimo e frasi violente rivolte a Gesù Cristo. Infine, quasi come se si rendesse conto dell’escalation, chiude con una frase sorprendente: “Mi dispiace per la maleducazione”.
Messaggi che oggi gli inquirenti stanno analizzando insieme al contenuto del cellulare e degli altri dispositivi sequestrati dopo l’arresto.
“Quel giorno pensava di morire”
Ma il punto più inquietante dell’intera vicenda riguarda il racconto fatto da El Koudri al suo legale dopo il fermo.
Secondo l’avvocato, il 31enne apparirebbe in una condizione di forte alterazione mentale e confusione. “Non sa spiegare perché sia uscito di casa, perché abbia preso il coltello e perché abbia guidato in quel modo”, ha raccontato Giannelli.
C’è una frase, però, che più di tutte sta colpendo chi indaga: “Quel giorno pensavo di morire”.
Non di uccidere, non di togliersi la vita. Morire. Sarebbe questo il pensiero fisso che avrebbe accompagnato l’uomo prima della folle corsa in via Emilia Centro.
Secondo il legale, El Koudri parlerebbe di quanto accaduto “come se fosse successo a un altro”. Quando gli viene ricordato di aver rischiato di uccidere diverse persone, il 31enne apparirebbe quasi sorpreso, incapace di collegare pienamente il gesto alle sue conseguenze.
La richiesta della Bibbia e del prete
Nelle ultime ore è emerso anche un altro elemento destinato a far discutere. Durante il colloquio con il suo avvocato, El Koudri avrebbe chiesto una Bibbia e la possibilità di parlare con un prete.
Una richiesta che ha sorpreso persino il suo difensore. “Non pratica più la religione islamica della famiglia e non frequenta la moschea”, ha spiegato Giannelli.
Un dettaglio che si aggiunge a un quadro già estremamente fragile e che potrebbe diventare centrale nelle prossime fasi dell’inchiesta.
Terrorismo escluso, ma resta il nodo psichiatrico
Intanto il gruppo antiterrorismo della Procura distrettuale di Bologna continua a mantenere contatti costanti con gli investigatori modenesi, anche se al momento non emergono elementi concreti che possano ricondurre il gesto a una matrice terroristica o estremista.
Neppure i dispositivi elettronici sequestrati avrebbero mostrato segnali di radicalizzazione.
La pista oggi considerata prevalente resta quella del grave disagio psichiatrico. La difesa ha già chiesto una visita specialistica urgente e annuncia una futura perizia psichiatrica.
Una vicenda che continua a lasciare aperti interrogativi enormi. Perché dietro quella folle corsa nel centro di Modena, secondo gli investigatori, potrebbe esserci molto di più di un semplice raptus.

