Solange MarchignoliSolange Marchignoli

Solange Marchignoli pestata per anni dall’ex compagno: condannato a 4 anni, il suo sfogo dopo la sentenza

L’imprenditore iraniano Alireza Roodsari è stato riconosciuto colpevole di maltrattamenti e lesioni aggravate. La legale milanese Solange Marchignoli: “Porto sul mio volto i segni della sua violenza”.

La sentenza è arrivata dopo mesi di udienze e ha chiuso uno dei procedimenti più seguiti degli ultimi tempi a Milano. La quinta sezione penale del Tribunale ha condannato a quattro anni di reclusione Alireza Roodsari, imprenditore iraniano ed ex compagno della nota avvocata milanese Solange Marchignoli, accogliendo le accuse di maltrattamenti e lesioni aggravate formulate dalla Procura.

Per la professionista, conosciuta anche per aver assistito personaggi noti e per aver seguito vicende giudiziarie di forte impatto mediatico, il verdetto rappresenta un momento di giustizia ma non cancella il peso umano di una storia che, come ha spiegato lei stessa, lascia profonde ferite.

Le parole di Solange Marchignoli dopo la condanna

All’uscita dall’aula, Marchignoli ha affidato ai giornalisti una riflessione che sintetizza il significato della decisione dei giudici.

“Oggi la manifestazione più alta della giustizia porta per me anche una grande sconfitta, quella dell’amore, dell’esistenza, del rispetto”.

Parole che raccontano una vicenda non soltanto giudiziaria ma anche personale, segnata da anni di sofferenza e da un rapporto che, secondo quanto ricostruito nel processo, sarebbe progressivamente degenerato fino a diventare insostenibile.

La legale ha poi aggiunto di aver sperato fino all’ultimo in un gesto diverso da parte dell’ex compagno.

“Mi aspettavo un gesto di rispetto oggi, il chiedere scusa e perdono. Sarebbe bastato per mettere a posto una cosa. Invece si è difeso come ha potuto, ma io porto sul mio volto i segni della sua violenza”.

L’accusa: quasi tre anni tra aggressioni e vessazioni

Secondo la ricostruzione presentata dalla pm Alessia Menegazzo e supportata dalle indagini dei carabinieri, la relazione tra i due sarebbe stata caratterizzata da una lunga escalation di episodi violenti iniziata nell’estate del 2022.

Gli atti processuali descrivono aggressioni verbali e fisiche, minacce, vessazioni e pressioni psicologiche che si sarebbero protratte nel tempo fino all’estate del 2025.

Tra gli episodi più gravi contestati all’imputato vi sarebbe quello avvenuto a Dubai, dove Marchignoli avrebbe riportato anche una frattura alla mascella. Gli inquirenti hanno inoltre evidenziato come molte delle denunce inizialmente presentate dalla vittima siano state successivamente ritirate o ridimensionate.

Un comportamento che, secondo la Procura, non dimostrerebbe l’assenza dei fatti contestati ma rappresenterebbe invece un elemento tipico delle situazioni di forte dipendenza psicologica e vulnerabilità.

La difesa dell’imprenditore e la decisione del tribunale

Durante il processo, Roodsari ha sempre respinto le accuse. In aula ha sostenuto che alcune delle lesioni riportate dall’ex compagna sarebbero state causate da incidenti domestici e non da aggressioni.

Una versione che non ha convinto il collegio giudicante.

I magistrati hanno infatti riconosciuto la responsabilità dell’imputato per entrambe le contestazioni e hanno inflitto una pena superiore a quella richiesta dalla Procura, che aveva sollecitato una condanna a tre anni e sei mesi.

Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 20 mila euro a favore di Marchignoli e di 2.500 euro per le figlie.

Una vicenda che riaccende il dibattito sulla violenza nelle relazioni

La sentenza ha riportato l’attenzione sul tema della violenza domestica e delle relazioni caratterizzate da dinamiche di controllo e sopraffazione.

Il caso evidenzia ancora una volta come molte vittime possano attraversare lunghi periodi di paura, fragilità e isolamento prima di riuscire a interrompere il legame con il proprio aggressore e ad arrivare a una denuncia definitiva.

Al di là dell’esito giudiziario, la vicenda di Solange Marchignoli continua infatti a porre interrogativi su quanto sia complesso riconoscere e affrontare situazioni di violenza che si sviluppano nel tempo, spesso lontano dagli occhi degli altri e all’interno di rapporti che inizialmente sembrano normali.

Una storia che oggi si conclude con una condanna, ma che lascia aperta una riflessione più ampia sul valore del rispetto e sulla tutela delle vittime.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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