Manuel MonginiManuel Mongini

Dopo la morte del naturalista Manuel Mongini, l’esperta spiega quando una puntura può diventare fatale e quali sintomi non bisogna mai sottovalutare

Una semplice puntura di ape, vespa o calabrone può trasformarsi in un’emergenza nel giro di pochi minuti. In Italia si registrano da 5 a 20 decessi all’anno provocati dalle punture di imenotteri, con una media di 5,3 morti ogni anno, nella maggior parte dei casi a causa di shock anafilattico. Un dato che, secondo gli specialisti, potrebbe essere addirittura sottostimato.

A fare il punto è Antonella Muraro, allergologa dell’Azienda Ospedale Università di Padova e coordinatrice delle linee guida europee dell’EAACI sull’anafilassi e sull’immunoterapia al veleno degli imenotteri, intervenuta dopo la morte del naturalista Manuel Mongini, deceduto nei giorni scorsi a Soriso, in provincia di Novara, in seguito alla puntura di un calabrone.

Perché si può morire dopo una puntura di ape, vespa o calabrone

Secondo l’esperta, la causa più frequente dei decessi è l’anafilassi, una reazione allergica sistemica che può manifestarsi in pochissimo tempo.

«La causa principale è l’anafilassi, una reazione allergica sistemica che può provocare rapidamente la chiusura delle vie aeree, broncospasmo e collasso cardiocircolatorio, cioè lo shock», spiega Muraro.

Nei soggetti più fragili, come anziani o persone affette da patologie cardiache, la situazione può aggravarsi ulteriormente con aritmie o ischemie.

Esiste inoltre un secondo rischio, meno frequente ma altrettanto grave.

«Dopo moltissime punture può verificarsi anche un effetto tossico diretto, con distruzione del tessuto muscolare, insufficienza renale e danno multiorgano, che può colpire anche chi non è allergico», precisa l’allergologa.

Chi rischia di più

Tra le categorie considerate più esposte figurano:

  • chi ha già avuto una reazione allergica sistemica;
  • apicoltori, giardinieri e lavoratori frequentemente esposti agli imenotteri;
  • anziani;
  • persone con malattie cardiovascolari;
  • pazienti affetti da mastocitosi o con livelli elevati di triptasi.

L’esperta sottolinea però un aspetto fondamentale.

«Una persona può non sapere di essere allergica: non bisogna aspettare una diagnosi precedente per riconoscere i segni dell’anafilassi», avverte.

Cosa fare subito dopo una puntura

Se la reazione resta limitata al punto della puntura, con dolore, bruciore, arrossamento e gonfiore localizzato, nella maggior parte dei casi è sufficiente seguire alcune semplici precauzioni.

Bisogna allontanarsi immediatamente dal luogo, perché vespe e calabroni possono pungere più volte. Occorre poi verificare la presenza del pungiglione, che viene lasciato soprattutto dalle api, e rimuoverlo rapidamente, preferibilmente raschiandolo lateralmente con un’unghia o una tessera rigida, evitando di comprimere il sacchetto del veleno.

Successivamente è consigliabile lavare la zona con acqua e sapone e applicare ghiaccio avvolto in un panno per 10-15 minuti. Se la puntura interessa mani o braccia, è opportuno togliere subito anelli, bracciali o orologi per evitare problemi dovuti al gonfiore.

Su indicazione del medico o del farmacista possono essere utilizzati antistaminici, analgesici o creme a base di cortisone per alleviare i sintomi locali.

I sintomi che devono far chiamare subito il 112

La situazione cambia radicalmente quando compaiono i primi segnali di una reazione allergica generalizzata.

Secondo Antonella Muraro è necessario chiamare immediatamente il 112 se, entro pochi minuti dalla puntura, si manifesta uno o più di questi sintomi:

  • orticaria diffusa o prurito in parti del corpo lontane dalla puntura;
  • gonfiore di labbra, lingua, viso o gola;
  • voce rauca, difficoltà a deglutire o sensazione di gola che si chiude;
  • fiato corto, sibili respiratori o tosse improvvisa;
  • vertigini, forte debolezza, confusione o perdita di coscienza;
  • pallore, sudorazione fredda o sensazione di svenimento;
  • vomito ripetuto, forti crampi addominali o diarrea associati ad altri sintomi.

«In questi casi occorre chiamare immediatamente il 112», ribadisce l’allergologa.

I dati in Italia e il rischio sottovalutato

Secondo la più recente valutazione clinico-epidemiologica diffusa nel 2023 dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in Italia si verificano ogni anno tra 5 e 20 decessi causati dalle punture di api, vespe e calabroni.

Gli specialisti ritengono però che il fenomeno possa essere più esteso di quanto emerga dalle statistiche ufficiali, poiché nel nostro Paese manca una sorveglianza nazionale completa sulle punture di imenotteri, sulle reazioni sistemiche e sugli episodi di anafilassi.

Inoltre, una parte delle morti improvvise potrebbe essere attribuita ad altre cause, rendendo difficile stimare con precisione il numero reale delle vittime.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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