Simone RizzatoSimone Rizzato

Choc a Padova, il preparatore dei portieri era rientrato a casa dopo una serata ad Abano e aveva detto alla madre di non sentirsi bene

A Padova, nel quartiere Forcellini, la notte si è trasformata in una tragedia per la famiglia di Simone Rizzato, 47 anni, ex portiere e apprezzato preparatore dei portieri nel calcio padovano. L’uomo è morto nella sua abitazione di via Padrin, dove viveva con i genitori Renato e Luisella. Al momento l’ipotesi è quella di un malore improvviso, ma le cause del decesso non sono ancora state accertate e il magistrato ha disposto l’autopsia.

È stato il padre a dare l’allarme nelle prime ore del mattino. Una sequenza drammatica raccontata dall’uomo con la voce spezzata dal dolore e che restituisce tutta l’improvvisa gravità di quella notte.

Il malessere, poi la notte finita in tragedia

Simone era uscito ed era stato ad Abano. Al rientro a casa aveva riferito alla madre di non sentirsi bene e di avere la febbre.

La donna gli aveva dato una tachipirina e il 47enne era andato a letto. Ma qualcosa aveva preoccupato il padre. Simone appariva particolarmente agitato e Renato aveva quindi deciso di rimanere nella sua stanza per controllarlo.

Poi, intorno alle 4 del mattino, la tragedia.

«Mi sono svegliato e l’ho guardato: sembrava dormisse e invece mi sono accorto che non respirava», ha raccontato il padre. A quel punto è partita la chiamata al 118 e sono scattati i soccorsi.

Per Simone, però, non c’è stato nulla da fare.

La dinamica precisa e soprattutto la causa della morte dovranno essere chiarite dagli accertamenti medico-legali. Non è dunque possibile al momento stabilire con certezza se si sia trattato di un arresto cardiaco o di un’altra patologia improvvisa.

Il calcio era la sua grande passione

La morte di Rizzato ha colpito profondamente l’ambiente calcistico padovano. Nato nel settembre del 1978, aveva trascorso una parte importante della sua vita sui campi da calcio, prima come giocatore e poi come allenatore dei portieri.

Era cresciuto calcisticamente a Rubano, dove aveva iniziato nella Scuola Calcio Milan, proseguendo poi il suo percorso dopo la fusione con il Mestrino.

Nel ruolo di portiere aveva giocato con diverse formazioni venete, affrontando campionati di Serie D, Eccellenza, Promozione e Prima Categoria.

Il calcio, però, non era mai diventato soltanto un capitolo del passato.

Circa otto anni fa un delicato intervento al cuore lo aveva costretto a interrompere l’attività agonistica. Rizzato aveva però scelto di non allontanarsi dal campo, trasformando la propria esperienza in una nuova strada professionale.

Da portiere a preparatore: il lavoro con i giovani

Dopo aver appeso i guanti al chiodo, Simone aveva iniziato a dedicarsi all’allenamento dei portieri, mettendo la propria esperienza a disposizione soprattutto dei più giovani.

Nel 2023 era entrato nello staff dell’Unione Sportiva Sacra Famiglia, continuando a lavorare nel settore che conosceva meglio.

Anche il Mestrino United ha ricordato il legame costruito negli anni con il territorio e con il mondo del calcio locale.

Chi lo aveva conosciuto ne ricorda soprattutto il carattere: una persona disponibile, gentile e benvoluta, capace di instaurare rapporti sinceri dentro e fuori dal campo.

Una passione che non si limitava all’aspetto tecnico. Per Rizzato il calcio era anche un modo per stare insieme agli altri, trasmettere esperienza e accompagnare i ragazzi nella loro crescita.

“Nostro figlio era tutto il nostro mondo”

Dietro il calciatore e il preparatore dei portieri c’era soprattutto il figlio di Renato e Luisella.

Il padre lo ha descritto come un uomo buono, affettuoso, disponibile e circondato da molti amici.

«Nostro figlio era tutto il nostro mondo ed eravamo orgogliosi di lui», ha raccontato, sottolineando quanto fosse difficile per loro comprendere una perdita arrivata così improvvisamente.

La famiglia dovrà ora attendere l’esito dell’autopsia disposta dalla magistratura prima di poter fissare i funerali.

Fuori dal campo, Simone lavorava come magazziniere alla Fabbrica 5 di Caselle di Selvazzano, continuando una vita fatta di lavoro, famiglia, amicizie e quella passione per il calcio che lo aveva accompagnato fin da ragazzo.

La sua morte lascia un vuoto nel mondo sportivo padovano e soprattutto nella casa di via Padrin, dove quella notte i genitori si erano ritrovati davanti a una tragedia che nessuno avrebbe potuto immaginare.

Simone era andato a dormire dopo aver accusato un malessere. Poche ore più tardi, all’alba, il padre si è accorto che non respirava più.

Ora saranno gli accertamenti a spiegare cosa sia accaduto davvero.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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