Presley Gerber e Cindy CrawfordPresley Gerber e Cindy Crawford

Il giovane è stato trovato senza vita in un centro di riabilitazione di Los Angeles

La notizia ha spezzato l’immagine di una delle famiglie più celebri del mondo della moda. Presley Gerber, figlio di Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber, è morto a 27 anni. Il giovane è stato trovato senza vita in un centro di riabilitazione di Los Angeles.

Sarà effettuata un’autopsia per stabilire le cause della morte.

La famiglia Gerber ha chiesto il massimo rispetto della privacy in quello che viene definito un «momento molto difficile e doloroso». Presley era il primogenito di Cindy Crawford e aveva seguito fin da adolescente le orme della madre nel mondo della moda, così come la sorella più giovane Kaia Gerber, oggi una delle modelle più richieste.

Dietro le fotografie, le campagne pubblicitarie e le passerelle, però, da anni si nascondeva una battaglia molto più difficile.

Dalla passerella alla lotta contro le dipendenze

Presley aveva cominciato a lavorare come modello a 15 anni, quando aveva firmato il suo primo contratto con l’agenzia IMG. Un anno più tardi era arrivata la prima sfilata a Los Angeles con Moschino.

Nel corso degli anni aveva lavorato per alcuni dei più importanti marchi internazionali, tra cui Calvin Klein, Burberry, Dolce & Gabbana e Bottega Veneta.

Ma quella vita, secondo quanto raccontato dallo stesso Presley, aveva avuto anche un prezzo. Nell’estate del 2025 aveva ammesso che, dopo aver iniziato a lavorare, «la qualità della vita era calata rapidamente», spiegando che gli erano serviti dieci anni per ritrovare una nuova costanza nello sport e nel fitness.

Nel frattempo, il giovane aveva affrontato problemi legati all’abuso di sostanze e alla salute mentale.

A 19 anni era stato arrestato a Beverly Hills per guida in stato di ebbrezza e successivamente condannato a tre anni di servizio comunitario. A 20 anni aveva scelto di tatuarsi sulla guancia destra una parola particolarmente significativa: “misundersthood”, cioè “incompreso”.

«Il fentanyl aveva quasi avuto la meglio su di me»

Due anni fa Presley aveva deciso di raccontare pubblicamente una parte ancora più drammatica della sua esperienza: la battaglia contro gli oppiacei.

Il giovane aveva parlato anche del fentanyl, spiegando che l’assunzione della sostanza lo aveva portato vicino alla morte e che era rimasto in coma per diversi giorni.

Dopo quell’episodio aveva intrapreso un percorso di cura, arrivando anche a sottoporsi a una terapia a base di ibogaina, una sostanza psicoattiva non approvata dalla FDA negli Stati Uniti e associata, come riportato nel racconto, anche a seri rischi cardiaci.

La sua lotta non riguardava però soltanto le dipendenze.

In un post successivamente cancellato, pubblicato lo scorso dicembre, Presley aveva elencato diversi farmaci utilizzati per cercare di affrontare gli attacchi di panico.

«La salute mentale è un lavoro a tempo pieno, 24 ore su 24, sette giorni su sette», aveva scritto.

I “Mental Health Mondays” per raccontare la sua battaglia

Negli ultimi anni Presley aveva scelto di non nascondere completamente le proprie difficoltà e aveva iniziato a parlare pubblicamente del percorso che stava affrontando.

Aveva creato su Instagram una serie di video intitolata “Mental Health Mondays”, attraverso i quali raccontava settimana dopo settimana i problemi incontrati nel tentativo di rimettersi in piedi.

L’obiettivo era anche quello di trasformare la propria esperienza in qualcosa che potesse essere utile agli altri.

«Avendo avuto problemi di depressione e altre difficoltà, penso che se riuscirò ad aiutare anche una sola persona – o cento persone – a uscire dal punto in cui mi sono trovato io, sarà tutto ciò che mi serve», aveva raccontato durante un podcast.

Una frase che restituisce il percorso intrapreso da Presley negli ultimi anni: non più soltanto il figlio di Cindy Crawford o il modello cresciuto sotto i riflettori, ma un giovane che aveva deciso di raccontare pubblicamente le proprie fragilità.

Ora la sua famiglia è alle prese con una perdita improvvisa e chiede di poter affrontare il dolore lontano dall’attenzione pubblica. L’autopsia dovrà chiarire le circostanze della morte del 27enne, trovato senza vita in una struttura di riabilitazione di Los Angeles.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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