Anna BarengoAnna Barengo

La malattia, trent’anni di vita insieme e una promessa ai suoi bambini

Aveva appena 38 anni e da circa due anni e mezzo conviveva con una malattia che aveva cambiato radicalmente la sua vita. Ma per Anna Barengo la malattia non era diventata la sua identità. Al centro delle sue giornate continuavano a esserci soprattutto il marito Fabio Ferro e i tre figli, per i quali cercava di conservare una quotidianità il più possibile normale.

Anna è morta martedì mattina all’ospedale di Adria, dove era stata trasferita durante la notte dalla sua abitazione di Panarella. Originaria di Lendinara, da molti anni viveva nel Delta e aveva costruito la propria famiglia tra Porto Viro e Adria.

«Tra noi due ero io quello che si preoccupava»

A raccontare gli ultimi anni è soprattutto Fabio, il marito con cui Anna aveva condiviso oltre vent’anni di vita. Si erano conosciuti quando erano giovanissimi, a Rosolina Mare. Lei aveva appena 17 anni.

Quando è arrivata la malattia, poco dopo la nascita della terza figlia, la famiglia ha cercato ogni possibilità. Il tumore era già in fase avanzata e Anna aveva affrontato un intervento e diverse terapie, con percorsi di cura seguiti anche in strutture specializzate di Padova e Milano.

Eppure, racconta Fabio, la paura sembrava spesso appartenere più a lui che a lei.

«Tra noi due ero io quello che si preoccupava. Lei non faceva vedere la paura».

Quando era il marito a vedere tutto nero, Anna provava a riportarlo alla speranza con una frase diventata il simbolo del suo modo di affrontare la malattia: «Non guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto, ma vedilo mezzo pieno».

Fino all’ultimo ha pensato ai suoi bambini

Con il peggiorare delle condizioni, Anna aveva dovuto progressivamente ridurre le proprie attività. Ma fino a poche settimane fa aveva continuato, per quanto possibile, a occuparsi dei figli.

Durante l’estate aveva voluto trascorrere con loro alcune giornate al mare a Rosolina, proprio quel luogo dove più di vent’anni prima era iniziata la storia con Fabio.

Era un modo per regalare ai bambini momenti di normalità, nonostante la malattia avesse ormai occupato una parte enorme della vita familiare.

«Faceva tutto per i figli, anche troppo. Si privava lei per dare a loro», ricorda il marito.

È questo il tratto che più di ogni altro rimane nel ricordo di chi le è stato vicino: una madre che cercava di esserci, anche quando le forze diminuivano, e che continuava a mettere i figli davanti a se stessa.

La battaglia durata trenta mesi

La malattia era comparsa dopo la nascita della terza figlia. Si trattava di un tumore già in fase avanzata che aveva richiesto un intervento e un lungo percorso terapeutico.

La famiglia aveva cercato risposte e possibilità di cura anche fuori dal territorio, rivolgendosi a centri specializzati. Ma con il trascorrere dei mesi le condizioni di Anna Barengo erano progressivamente peggiorate.

Negli ultimi giorni era rimasta nella sua casa di Panarella, circondata dai familiari. Poi, nella notte tra lunedì e martedì, il trasferimento all’ospedale di Adria. Nella mattinata è arrivata la morte, al termine di una battaglia durata circa trenta mesi.

Accanto a Fabio e ai tre figli restano il papà, la suocera, i fratelli, i cognati, gli zii, i cugini, i nipoti e tutti coloro che negli anni avevano conosciuto Anna.

Niente fiori: un aiuto per i suoi tre figli

I funerali saranno celebrati oggi, giovedì 1° ottobre, alle 15.30 nella chiesa parrocchiale di Donada.

La famiglia ha scelto di trasformare anche l’ultimo saluto in un gesto coerente con ciò che Anna aveva messo al centro della propria vita. Al posto dei fiori, chi vorrà ricordarla potrà destinare un contributo ai suoi tre figli.

Un modo concreto per accompagnare quella famiglia nel futuro, proprio nel momento in cui dovrà imparare a convivere con un’assenza enorme.

Perché nel ricordo di Fabio Anna non è soltanto la donna che ha combattuto per trenta mesi contro una grave malattia. È soprattutto la ragazza conosciuta a 17 anni a Rosolina, la moglie con cui ha condiviso oltre vent’anni e la mamma che, anche nei giorni più difficili, continuava a pensare prima di tutto ai suoi bambini.

Di Redazione

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