Cinzia Dal Pino, a destra il momento dell'investimento mortaleCinzia Dal Pino, a destra il momento dell'investimento mortale

La Corte d’Assise di Lucca ha riconosciuto l’omicidio volontario ma ha escluso le aggravanti che avrebbero portato all’ergastolo

È stata condannata a 18 anni di reclusione Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice balneare di Viareggio accusata di aver investito e ucciso con il proprio suv Noereddine Mezgui, il 52enne marocchino che poco prima le aveva sottratto la borsa.

La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d’Assise di Lucca al termine di uno dei processi più discussi degli ultimi mesi. La Procura aveva chiesto l’ergastolo, sostenendo la piena configurabilità dell’omicidio volontario aggravato. Dal Pino potrebbe restare ai domiciliari alla sentenza definitiva.  

“La misura cautelare resta in piedi che non venga chiesta una revoca, una modifica, da parte della difesa Vedremo quale sarà la scelta della difesa che farà gli interessi della sua assistita” – ha spiegato ai giornalisti l’avvocato di parte civile Gianmarco Romanini, che tutela la famiglia della vittima.

“Gli arresti domiciliari sono già un modo per scontare la pena quindi giustamente la difesa non chiederà revoca”, ha aggiunto l’avvocato Enrico Carboni, altro legale di parte civile.

La notte del furto e l’inseguimento

I fatti risalgono alla sera dell’8 settembre 2024 nel quartiere Darsena di Viareggio.

Secondo quanto ricostruito durante il processo, Mezgui avrebbe rubato la borsa dall’auto dell’imprenditrice per poi tentare la fuga a piedi.

Dal Pino decise di inseguirlo a bordo del proprio suv fino a raggiungerlo in via Coppino.

Proprio in quel punto si consumò la tragedia.

Le immagini che hanno segnato il processo

Le telecamere di videosorveglianza e i dati acquisiti dalla centralina del veicolo hanno rappresentato uno degli elementi centrali dell’accusa.

Secondo la Procura, l’uomo sarebbe stato investito più volte e schiacciato contro una vetrina, senza alcuna possibilità di sottrarsi all’impatto.

Per il pubblico ministero Sara Polino non si sarebbe trattato di una reazione impulsiva al furto, ma di un’azione deliberata riconducibile a una forma di “giustizia privata”.

Da qui la richiesta di ergastolo formulata durante la requisitoria.

Perché non è arrivato l’ergastolo

La Corte ha accolto l’impianto principale dell’accusa, riconoscendo la responsabilità dell’imputata per omicidio volontario, ma ha escluso alcune aggravanti contestate dalla Procura.

Proprio il mancato riconoscimento delle aggravanti e la concessione delle attenuanti generiche hanno portato alla riduzione della pena a 18 anni di reclusione.

Una decisione che, pur confermando la volontarietà della condotta, si discosta significativamente dalla richiesta avanzata dall’accusa.

La difesa: “Faremo appello”

L’avvocato Enrico Marzaduri, difensore dell’imprenditrice, ha annunciato immediatamente il ricorso.

“Aspetteremo il deposito delle motivazioni della sentenza, dopo di che ricorreremo certamente in appello”.

La difesa aveva chiesto una diversa qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo la tesi dell’eccesso colposo di legittima difesa oppure dell’omicidio preterintenzionale.

Secondo i legali, la donna avrebbe agito nel tentativo di recuperare la borsa appena sottratta e non con l’intenzione di uccidere.

Anche la famiglia della vittima impugnerà la sentenza

Paradossalmente anche i familiari di Mezgui hanno annunciato appello.

L’avvocato Enrico Carboni, legale di parte civile, ha sottolineato come la sentenza abbia riconosciuto la tesi dell’omicidio volontario ma non abbia portato alla pena richiesta dalla Procura.

“È stata accolta la tesi accusatoria sull’omicidio volontario. La volontarietà è stata riconosciuta”.

Secondo il legale, la riduzione della pena è stata determinata esclusivamente dall’esclusione delle aggravanti e dal riconoscimento delle attenuanti generiche.

L’autopsia e la causa della morte

L’esame autoptico stabilì che Noereddine Mezgui morì a causa di una grave lacerazione dell’aorta addominale provocata dall’investimento.

La vittima riportò inoltre numerose fratture e un’emorragia interna massiva.

Trasportato d’urgenza all’ospedale Versilia, il 52enne morì poco dopo il ricovero.

Con la sentenza di primo grado si chiude un capitolo giudiziario destinato però a proseguire in Corte d’Appello, dove sia la difesa di Cinzia Dal Pino sia i familiari della vittima cercheranno di ottenere una diversa valutazione della vicenda.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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