Davide Cavallo era presente alla sentenza in stampelle: prima della decisione del giudice ha chiesto di parlare con i due imputati
Una condanna severa, un risarcimento immediatamente esecutivo e un gesto che ha lasciato il segno dentro l’aula. Si è chiuso con una sentenza pesante il processo di primo grado per il brutale pestaggio e accoltellamento che lo scorso 12 ottobre 2025, a Milano, ha cambiato per sempre la vita di Davide Cavallo, studente di 22 anni dell’Università Bocconi, aggredito durante una rapina da appena 50 euro.
Il gup Alberto Carboni ha condannato Alessandro Chiani, ritenuto l’autore materiale della coltellata, a 20 anni di carcere per tentato omicidio pluriaggravato e rapina pluriaggravata. Per il secondo imputato maggiorenne, Ahmed Atia, accusato di avere fatto da palo senza partecipare direttamente all’aggressione, la pena è stata di 10 mesi, con riqualificazione del reato in omissione di soccorso e assoluzione dall’accusa di rapina.
Ma il momento che ha colpito tutti non è arrivato con la lettura del dispositivo.

L’abbraccio ai due imputati prima della sentenza: il gesto che ha spiazzato l’aula
Prima che il giudice si ritirasse in Camera di consiglio, Davide Cavallo ha chiesto di potersi avvicinare ai due giovani imputati.
Una richiesta inattesa.
Il ragazzo, arrivato in tribunale in stampelle dopo le gravissime conseguenze dell’aggressione, ha voluto abbracciarli. Il gesto è stato autorizzato e tra loro sarebbe seguito anche un lungo colloquio.
Davide, al termine dell’udienza, ha lasciato il tribunale accompagnato dai genitori senza rilasciare dichiarazioni.
A raccontare il clima vissuto dalla famiglia è stato uno dei legali della parte civile, Luca Lazzaroni.
«Sono rimasti stupiti della condanna a 20 anni. È stato come se il loro sentimento di giustizia si fosse rimodulato».
Parole che raccontano un passaggio delicato: da una vicenda di rabbia e dolore a una riflessione più ampia sul significato della pena e sulla possibilità di guardare oltre il processo.
Una vita segnata da una lesione permanente e una famiglia costretta a ricominciare
L’aggressione aveva provocato a Davide Cavallo una grave lesione midollare, lasciandogli conseguenze permanenti.
Il giudice, nel definire la pena per il principale imputato, è partito da una base di 30 anni, ridotta poi a 20 grazie al rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo.
Accanto alla condanna penale è arrivata anche una decisione economica importante.
Il tribunale ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 500mila euro per Davide Cavallo e di 50mila euro ciascuno per madre, padre e fratello.
I risarcimenti definitivi saranno però quantificati in sede civile.
Secondo quanto spiegato dai legali della famiglia, l’aspetto economico non è secondario.
Ora bisogna costruire un futuro compatibile con la nuova realtà imposta dalla disabilità.
Il padre, vicino ai sessant’anni, dovrà proseguire il lavoro oltre quanto aveva immaginato; la madre, che lavorava nel settore immobiliare, oggi si occupa quotidianamente del figlio; il fratello, studente del Politecnico, dopo l’accaduto ha iniziato a lavorare.
Il processo non è finito: restano i tre minorenni del branco
La sentenza pronunciata riguarda soltanto i due imputati maggiorenni.
Per gli altri tre componenti del gruppo, minorenni all’epoca dei fatti, il procedimento prosegue davanti al Tribunale per i minorenni.
L’udienza in rito abbreviato è fissata per il 9 luglio.
Nel frattempo il giudice depositerà le motivazioni entro 30 giorni.
Resta una vicenda che continua a interrogare non solo sul tema della sicurezza, ma anche sul peso devastante che può avere una violenza improvvisa: una rapina da 50 euro che ha trasformato per sempre la vita di un ragazzo e della sua famiglia.

