La testimonianza del comasco Edoardo: “Sono vivo per istinto, altri no”
«Ho perso tre amici nel rogo de Le Constellation. Sono italiani, di zone diverse».
È una frase che pesa come un macigno quella pronunciata da Edoardo, giovane italiano sopravvissuto all’incendio che nella notte di Capodanno ha trasformato il locale di Crans-Montana in un inferno. La sua testimonianza, andata in onda a Quarto Grado il 2 gennaio, aggiunge un tassello drammatico a una vicenda ancora piena di ombre.
Una rivelazione che, al momento, non ha trovato conferma ufficiale né dalle autorità svizzere né dalla Farnesina. Eppure, da ore, si rincorrono notizie sempre più cupe sui dispersi, mentre le famiglie attendono risposte.
Dentro Le Constellation: “Eravamo una ventina, sparsi nel locale”
Edoardo racconta di aver raggiunto il locale insieme a un gruppo di circa venti amici, arrivati in orari diversi.
«Ci avevano assegnato un bancone, era quasi come se avessimo un’area nostra. Lì funziona che per entrare devi prendere una bottiglia. A me non hanno chiesto i documenti, perché abbiamo detto che eravamo con un’altra persona già dentro».
Alcuni del gruppo erano entrati già alle 21.30, altri molto più tardi, intorno alle 23.30. Un dettaglio che, col senno di poi, assume un significato drammatico.
Le fiamme sul tetto e quei “due secondi” decisivi
Il momento della tragedia arriva all’improvviso. Edoardo stava riprendendo con il telefono:
«Stavo facendo un video mentre il personale portava le bottiglie. Poi ho inquadrato il dj e ho visto qualcosa di luminoso sul tetto. Ho spento».
Istintivamente, però, registra ancora:
«Un altro video di due secondi. Si vede il fuoco che si espande».
Quei due secondi diventano il confine tra la vita e la morte.
«Io e il mio amico abbiamo unito i cervelli. Quando ho capito che c’era pericolo, sono scappato di istinto. Altri ci hanno messo qualche secondo in più. E sono stati meno fortunati».
L’allarme, i soccorsi e chi è tornato indietro
Edoardo e l’amico fuggono senza giubbini, avvisano subito i bodyguard.
«L’ho fatto io perché parlo francese».
Dopo pochissimo, il fuoco raggiunge il piano terra.
«Lì abbiamo visto gente in condizioni pessime e ci siamo messi ad aiutare».
C’è spazio anche per i gesti di umanità:
«Una mia amica ha fatto un gesto bellissimo, aiutando gli altri».
Ma c’è anche un dettaglio che torna come un rimorso:
«Qualcuno è tornato indietro a prendere i giubbini. Forse questo è stato fatale».
Estintori e sicurezza: “Non li ho mai visti”
Alla domanda sulle misure di sicurezza, Edoardo risponde senza polemica, ma con chiarezza:
«Vado spesso lì, ma non ho mai visto estintori. Questo lo sanno i pompieri».
Un passaggio che potrebbe diventare centrale nelle indagini, mentre le autorità cercano di ricostruire cause e responsabilità dell’incendio.
Il bilancio umano: tre morti italiani, feriti e dispersi
La parte più drammatica del racconto arriva nel finale:
«Solo sei di noi sono rimasti illesi. Cinque persone sono ancora senza informazioni. Gli altri sono feriti».
Poi l’annuncio che gela lo studio:
«Per adesso ho perso tre amici. Posso dire che sono italiani, non tutti dello stesso posto».
Un gruppo nato dalle conoscenze familiari, cresciuto grazie ai social, diventato nel tempo «molto unito». Un gruppo ora spezzato.
“Non cerco colpevoli, voglio pace per le famiglie”
Edoardo chiude con parole che escludono accuse e polemiche:
«Non sono venuto per dare la colpa al locale, ai soccorsi o ad altri. Non importa chi sia stato. Mi importa che i miei amici stiano bene».
Il suo unico desiderio, dice, è che i feriti migliorino e che le famiglie trovino pace.
Mentre l’Italia aspetta conferme ufficiali, il suo racconto resta una delle testimonianze più forti e inquietanti di una notte che ha segnato per sempre il Capodanno di Crans-Montana.

