Andrea Semio si è confrontato a Quarto Grado con gli opinionistiAndrea Sempio

La difesa prepara cinque consulenze per contestare le conclusioni della Procura

Le impronte sul pavimento e quella mano impressa sul muro delle scale della cantina. È su questi due elementi che si concentra una parte decisiva della strategia difensiva di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di Garlasco il 13 agosto 2007. I legali del 38enne stanno ultimando cinque consulenze tecniche per contestare le conclusioni presentate dalla Procura di Pavia con la nuova chiusura delle indagini.

A illustrare la posizione della difesa è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste Sempio insieme alla collega Angela Taccia. Intervenendo a Dentro la notizia, su Canale 5, il legale ha annunciato il deposito delle ulteriori relazioni di parte entro venerdì, dopo un incontro con l’assistito e gli esperti incaricati di esaminare i reperti.

Il punto su cui Cataliotti insiste maggiormente riguarda le 25 impronte di scarpa repertate sul pavimento della villetta. Secondo la lettura proposta dalla difesa, le tracce sarebbero più piccole rispetto al piede di Sempio e rappresenterebbero quindi un elemento incompatibile con l’ipotesi accusatoria.

«C’è un dato che dal mio punto di vista è tranchant», ha dichiarato il legale, sostenendo che la differenza di dimensioni costituirebbe una «prova a discarico». Si tratta, tuttavia, della valutazione della difesa: il significato delle tracce e il loro eventuale valore identificativo devono essere considerati alla luce degli accertamenti tecnici e delle diverse interpretazioni degli esperti.

Le 25 impronte e la questione della misura delle scarpe

La difesa di Sempio intende contestare nel dettaglio le conclusioni investigative relative alle impronte rinvenute nella casa in cui fu uccisa Chiara Poggi. Per farlo, il pool di consulenti ha lavorato anche con strumenti di analisi tridimensionale, concentrandosi in particolare sulla cosiddetta impronta numero 6, una traccia di suola caratterizzata da una serie di piccoli elementi circolari.

L’obiettivo è verificare se le caratteristiche e le dimensioni delle impronte siano compatibili con le calzature riconducibili al 38enne. Per Cataliotti, la differenza tra le tracce e la misura del piede del suo assistito avrebbe un peso decisivo nel contrastare l’accusa.

Le nuove relazioni serviranno a esporre in modo sistematico le obiezioni tecniche della difesa alle consulenze depositate dalla Procura. Sarà poi necessario valutare il complesso degli elementi raccolti, senza isolare una singola traccia dal resto del quadro investigativo.

Traccia 33, il palmo sul muro: «Non è identificabile»

L’altro fronte riguarda la traccia 33, l’impronta di una mano individuata sulla parete delle scale che conducono alla cantina, non lontano dal punto in cui venne trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi.

I consulenti della Procura hanno attribuito la traccia a Sempio, mentre la difesa contesta che il segno possa essere identificato con sufficiente certezza. Secondo i legali, il materiale disponibile non consentirebbe di individuare un numero adeguato di caratteristiche individualizzanti, le cosiddette minuzie, necessarie per un confronto attendibile.

Cataliotti ha spiegato che le verifiche sperimentali svolte dal gruppo difensivo avrebbero prodotto risultati differenti da quelli ottenuti dai consulenti dell’accusa. La contestazione riguarda anche l’interpretazione dei segni visibili sulla parete: secondo la difesa, alcuni elementi considerati minuzie potrebbero essere invece irregolarità o altri segni presenti nell’intonaco.

Un ulteriore punto controverso è il possibile rapporto tra la traccia e il sangue. La difesa mette in dubbio che sia stata dimostrata con certezza la presenza di sangue sulla mano che avrebbe lasciato l’impronta. Anche su questo aspetto, secondo quanto riferito dal legale, sono state effettuate prove sperimentali.

Il confronto con gli accertamenti del Ris

La discussione sulla traccia 33 riporta al centro anche gli accertamenti svolti dai carabinieri del Ris quasi vent’anni fa. Secondo la ricostruzione proposta dalla difesa, quelle analisi non avevano consentito di attribuire con certezza l’impronta a una persona specifica.

La Procura di Pavia ha successivamente sviluppato una nuova valutazione della traccia nell’ambito dell’indagine su Sempio. Parallelamente, è stato aperto un fascicolo per verificare presunte irregolarità e omissioni relative ai precedenti accertamenti, circostanze che dovranno essere chiarite dagli investigatori.

La difesa valuta inoltre la possibilità di chiedere una perizia sulla traccia 33 in incidente probatorio oppure nelle successive fasi processuali, qualora si arrivi a una richiesta di rinvio a giudizio.

La mossa legale sulla condanna di Alberto Stasi

Accanto alle questioni scientifiche, i legali di Sempio stanno valutando anche un’iniziativa di carattere giuridico legata alla condanna definitiva di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato per l’omicidio.

La difesa ritiene che debba essere affrontato il problema della coesistenza, per lo stesso delitto, della condanna definitiva di Stasi e di un eventuale nuovo processo a carico di Sempio. Per questo potrebbe chiedere di sollevare una questione di legittimità costituzionale, rimettendo la valutazione ai giudici competenti.

Si tratta, al momento, di una possibilità allo studio dei legali e non di una decisione già assunta dall’autorità giudiziaria.

Cinque relazioni per contestare la ricostruzione accusatoria

Il lavoro del gruppo difensivo coinvolge specialisti di diversi ambiti, dalla genetica alla criminologia, fino all’analisi delle impronte. Le cinque consulenze annunciate da Cataliotti dovrebbero raccogliere le osservazioni tecniche sulle tracce di scarpa, sulla numero 6 e sull’impronta del palmo della mano.

«Noi ci sentiamo forti su tutto», ha dichiarato il legale, rivendicando la solidità del lavoro svolto. Le relazioni saranno depositate per sostenere la posizione di Sempio, ma il loro contenuto dovrà essere confrontato con quello delle consulenze dell’accusa e valutato nelle sedi competenti.

Il nodo centrale resta scientifico: stabilire che cosa possano dimostrare realmente le impronte trovate nella villetta e fino a che punto consentano di attribuire una traccia a una persona. È su questo terreno che si giocherà una parte importante del confronto tra accusa e difesa nel nuovo capitolo giudiziario del delitto di Garlasco.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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