Nathan raggiunge la struttura con i regali per i figli, non ha potuto pranzare con loroNathan Trevallion

Il compleanno senza festa e l’incontro con i figli

Nel giorno del suo compleanno, Nathan Trevallion, padre dei tre bambini protagonisti della cosiddetta “Famiglia del Bosco”, ha concesso una rara intervista esclusiva a Dentro la Notizia. Con voce segnata dall’emozione, il papà racconta il breve incontro con i figli nella casa-famiglia:

“Ho avuto il permesso per andare alla casa-famiglia per un’ora e mezza. Loro sono sempre contenti quando mi vedono, ma è molto difficile quando vado via”.

Il papà descrive il regalo più prezioso: il tempo passato insieme ai bambini. “Avevo la speranza che tornassero a casa presto. Ma stiamo ancora aspettando. Più tempo passa e più è difficile”, ammette Nathan. L’inviato gli chiede se c’è delusione: “Un po’ sì, ma c’è fiducia nella giustizia. I bambini sono agitati, lo siamo tutti, anche io e mia moglie. La festa di compleanno non la facciamo, non c’è niente da festeggiare. Siamo molto tristi”.

Durante la visita, i bambini hanno regalato bigliettini e letterine, segno di un legame che, nonostante tutto, resta forte. Nathan racconta gli istanti condivisi: giri in bici, abbracci e cioccolata calda. Momenti piccoli, ma carichi di significato.


Le polemiche sulla psicologa e i dubbi sulle competenze

La vicenda ha acceso un dibattito anche sulle figure professionali coinvolte. L’assistente sociale contesta l’atteggiamento della nonna Pauline e della zia Rachel Birmingham, ritenendo che abbiano influenzato negativamente i bambini.

Lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte, solleva dubbi sulle competenze della psicologa che somministra i test alla famiglia: iscritta all’albo da poco più di tre anni, avrebbe ancora da completare i requisiti per l’attività con minori.

“Ho chiesto ai legali di fare un accesso agli atti presso l’Ordine: vorremmo verificare i suoi titoli. Dovrà dimostrare esperienza quinquennale con i minori, come richiesto per chi opera in ambito peritale. A giudicare dall’operato non ci è parso così”.

Cantelmi sottolinea inoltre che la professionista lavora come medico in una struttura per anziani, senza contatto psichiatrico diretto con minori, sollevando ulteriori interrogativi sulla validità della sua perizia.


La posizione dell’Ente d’Ambito Sociale Alto Vastese

L’Ente d’Ambito Sociale Alto Vastese (Ecad 14) si difende con forza, sottolineando l’impegno a tutelare i minori:

“Non abbiamo mai adottato atteggiamenti autoritari o giudicanti. L’obiettivo è sempre stato il rispetto dei diritti fondamentali dei bambini alla casa, all’istruzione e alla socializzazione. Abbiamo cercato mediazioni e collaborazione con la famiglia”.

L’avvocata Maria Pina Benedetti precisa che l’allontanamento dei bambini, eseguito in esecuzione di decreto del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, è stato gestito con attenzione alla relazione genitore-figli. La madre ha potuto entrare nella struttura, anche se non previsto, per favorire l’adattamento dei bambini.


La tempesta mediatica e le violazioni della privacy

Dopo il provvedimento di novembre, la vicenda della “Famiglia nel Bosco” ha scatenato una forte esposizione mediatica: giornali, siti web e servizi televisivi hanno seguito ogni dettaglio, talvolta a scapito della privacy dei minori.

“Questi articoli e servizi hanno violato la privacy e la condizione di vulnerabilità dei bambini, gettando discredito sull’Ente e sul suo lavoro”, sottolinea Benedetti.

Nonostante la pressione mediatica, l’Ecad 14 mantiene il suo impegno nella formazione continua e nella gestione attenta dei casi di minori, confermandosi a livello regionale come uno degli ambiti con il minor numero di allontanamenti.


Tra dolore, speranza e fiducia nella giustizia

Nathan, nel giorno del suo compleanno, rappresenta il cuore umano di questa storia complessa. Il breve incontro con i figli, i biglietti, le letterine, i giri in bici e la cioccolata calda diventano simboli di resilienza familiare, mentre il dibattito sulle competenze degli operatori e il ruolo dei parenti aggiunge complessità al quadro.

Il padre conclude con un messaggio chiaro: nonostante il dolore, la fiducia nella giustizia resta salda. La comunità e le istituzioni continuano a seguire da vicino la vicenda, in attesa di un ritorno possibile dei bambini nella loro casa, tra le braccia dei genitori.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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