I gattopardi Maya e Ondino confiscati
Diciassette anni di convivenza, nessun incidente, una famiglia allargata che include due felini africani. Eppure, per la giustizia italiana, non basta. La storia di Emilia — diventata improvvisamente un caso nazionale — riaccende il dibattito sulla detenzione di animali esotici in Italia.
I protagonisti sono Maya e Ondino, un maschio e una femmina di Leptailurus Serval, meglio noti come gattopardi africani: eleganti, maculati, magnetici. Arrivati in Franciacorta dall’Africa passando per la Slovenia, oggi sono al centro di una vicenda giudiziaria destinata a far discutere.
La Corte di Cassazione ha messo un punto fermo: nessuno può detenere animali di specie selvatica, anche se nati in cattività da generazioni.

Perché i gattopardi di Emilia sono considerati pericolosi?
Per i giudici, Maya e Ondino rappresentano un rischio per “la salute e l’incolumità pubblica”. Una valutazione che non tiene conto — almeno secondo la proprietaria — della loro storia domestica.
Intervistata nella puntata del 27 marzo di “Dentro la Notizia”, Emilia ha raccontato una realtà completamente diversa:
“Loro per sempre sono gatti, sono sotto generazioni di gattopardi. Non li trovo assolutamente pericolosi perché li ho allattati e cresciuti come figli.”
E ancora:
“Vivo da 17 anni con loro e non è mai successo niente, né con me né con le mie figlie.”
Un dato che colpisce: in casa vivono tre ragazze di 22, 13 e 11 anni. La più piccola, racconta Emilia sempre durante l’intervista a Dentro la Notizia, “non si è mai spaventata”.
Com’è vivere con due serval in casa?
La quotidianità descritta dalla donna sembra più simile a quella di chi vive con due gatti domestici, seppur fuori scala.
Emilia dorme con loro. Li nutre con una dieta controllata: circa 160 grammi di carne al giorno, ma non solo. I due serval mangiano anche fragole, insalata e pesce. Sono onnivori adattati a una vita familiare.
“Ho gente che entra in casa e non è mai accaduto niente.”
Una dichiarazione che stride con il giudizio delle autorità, ma che restituisce l’immagine di una convivenza stabile e, almeno in apparenza, priva di criticità.
Cosa cambia con la nuova legge sugli animali esotici?
Il nodo centrale è normativo. In passato, alcune specie esotiche potevano essere detenute se nate in cattività da più generazioni. Una sorta di “zona grigia” che consentiva casi come quello di Emilia.
Ma oggi la normativa è cambiata: i serval rientrano tra gli animali non più detenibili. Senza eccezioni.
La Cassazione ha quindi respinto il ricorso della donna, stabilendo la confisca definitiva degli animali.
Quando verranno portati via Maya e Ondino?
Al momento, non c’è una data certa. Ed è forse questo il dettaglio più angosciante per Emilia.
“Non si sa quando li porteranno via. Non li tengo per farli vedere né voglio sfruttarli in alcun modo. Finora non ne avevo mai parlato.”
Una frase che suona come uno sfogo tardivo, ma autentico. Come se la vicenda fosse rimasta privata fino all’ultimo, prima di esplodere mediaticamente.
Tra affetto e legge: un caso che divide l’opinione pubblica
La storia di Emilia non è solo un fatto di cronaca. È uno scontro frontale tra due visioni: da un lato la tutela della sicurezza pubblica e della biodiversità, dall’altro il legame affettivo costruito in anni di convivenza.
Per alcuni, la legge è chiara e non ammette eccezioni. Per altri, casi come questo meritano una valutazione più sfumata, soprattutto quando non si registrano episodi di pericolo in quasi due decenni.
Intanto, Maya e Ondino restano lì, nella loro casa in Franciacorta. In attesa di un destino già scritto, ma non ancora eseguito.
E mentre la burocrazia segue il suo corso, resta una domanda sospesa: possono davvero essere considerati “selvatici” due animali cresciuti come figli?

