Cosa è successo nella notte della rissa a Induno Olona?
Una lite, poi la degenerazione. E infine un colpo di coltello che diventa fatale.
A Induno Olona, nel Varesotto, la notte si trasforma in tragedia davanti a un’abitazione: Enzo Ambrosino, 30 anni, muore accoltellato al termine di una rissa violenta.
Al centro della vicenda c’è Gesuino Corona, 50 anni, incensurato, fermato poche ore dopo dai carabinieri. Un uomo che, fino a quel momento, non aveva precedenti, ma che ora si trova a dover rispondere di un’accusa pesantissima.
La scena che emerge è caotica: più persone coinvolte, armi improprie, tensioni già accese nei giorni precedenti. E un’escalation che, secondo gli investigatori, non è stata improvvisa.
“Difendevo mio figlio”: cosa ha dichiarato Gesuino Corona
Per oltre due ore, davanti al pubblico ministero, Corona ha ricostruito la sua versione dei fatti. Una linea difensiva chiara:
“Sono intervenuto solo per difendere mio figlio”.
Assistito dall’avvocato, l’uomo ha ammesso la partecipazione alla rissa, ma ha negato qualsiasi intenzione omicida:
“Non volevo uccidere nessuno”.
Secondo il legale, il 50enne sarebbe apparso confuso, provato e sotto shock, anche a causa delle ferite riportate nello scontro.
Un dettaglio non secondario: sia lui sia il figlio sono rimasti feriti in modo serio, segno di una colluttazione particolarmente violenta.
Il ruolo del figlio Dimitri e i precedenti recenti
Nel cuore della vicenda c’è anche Dimitri Corona, 27 anni, figlio dell’indagato.
Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato proprio lui il bersaglio dell’aggressione che ha spinto il padre a intervenire. Ma il suo nome non è nuovo alle cronache locali.
Solo poche settimane fa era stato protagonista di un episodio grave:
alla guida di una Mercedes AMG, aveva ignorato l’alt dei carabinieri, imboccato una rotonda contromano e provocato un incidente con una donna ferita. Risultò positivo all’alcol test.
Un passato recente che ora torna sotto i riflettori, aggiungendo complessità alla ricostruzione dell’intera vicenda.
Il movente: un debito e tensioni già esplose
Gli investigatori seguono una pista precisa: un debito di poche centinaia di euro tra i Corona e la vittima.
Una cifra modesta, ma sufficiente — secondo chi indaga — a innescare tensioni crescenti. Nei giorni precedenti, infatti, ci sarebbe stato un litigio acceso tra il 27enne e Ambrosino.
Il contenuto esatto del debito resta però secretato. Così come molti dettagli dell’interrogatorio, blindati dalla Procura per esigenze investigative.
Armi, misteri e punti ancora oscuri
Sul luogo della rissa sono stati sequestrati:
- coltelli
- mazze ferrate
- oggetti atti ad offendere
Ma su un punto chiave resta il mistero: da dove arriva il coltello usato nel fendente mortale?
Gesuino Corona ha dichiarato di non sapere nulla delle mazze ferrate e di non aver visto altri oggetti durante la colluttazione.
Una versione che sarà ora verificata dagli inquirenti, mentre quattro persone sono state denunciate per rissa e porto abusivo di armi.
Cosa succede adesso: le prossime mosse della Procura
Il quadro è ancora in evoluzione. Il fermo di Gesuino Corona dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari nei prossimi giorni.
Nel frattempo, i carabinieri continuano a ricostruire ogni fase della rissa:
chi ha colpito, quando, e con quale intenzione.
Perché la linea tra difesa e aggressione, in casi come questo, è sottile. E sarà proprio su questo confine che si giocherà il futuro giudiziario dell’indagato.

