Jacques e Jessica MorettiJacques e Jessica Moretti

L’inchiesta e i documenti della RTS

A distanza di giorni dalla tragedia che ha sconvolto la Svizzera, nuovi documenti rischiano di riscrivere il perimetro delle responsabilità legate all’incendio del locale Le Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 40 persone e provocato oltre cento feriti. A far emergere elementi finora inediti è un’inchiesta della Radiotelevisione svizzera romanda (RTS), che rivela come i gestori del locale, Jacques Moretti e Jessica Moretti, avessero presentato una richiesta di ampliamento strutturale appena un mese prima del rogo. Una circostanza che apre interrogativi pesanti, mentre il Comune annuncia una presa di posizione ufficiale.


La richiesta di ampliamento presentata prima della tragedia

Secondo quanto riportato dalla RTS, il 19 dicembre 2025 – meno di trenta giorni prima dell’incendio di Capodanno – il gestore del bar Le Constellation aveva inoltrato una domanda di autorizzazione edilizia per ampliare la veranda coperta del locale.

L’obiettivo dichiarato era quello di aumentare la capienza, accogliendo un numero maggiore di clienti, e di eliminare una porta laterale della struttura. Non solo pare che fosse previsto un ulteriore restringimento della scala della morte.

I lavori, almeno formalmente, avrebbero dovuto iniziare solo nel 2026. Tuttavia, secondo gli esperti interpellati dai media svizzeri, quelle modifiche avrebbero potuto aggravare ulteriormente le conseguenze dell’incendio, soprattutto in termini di evacuazione e vie di fuga.


Le criticità strutturali emerse dai progetti

L’analisi dei piani allegati alla richiesta ha fatto emergere anomalie rilevanti. In particolare, una porta interna del bar risulterebbe larga 1,5 metri ma non conforme alle norme di sicurezza, poiché non si apre nella direzione di fuga. La stessa criticità riguarderebbe la porta della veranda, anch’essa con apertura verso l’interno.

Elementi che, se confermati, sollevano dubbi sulla conformità dell’edificio alle norme antincendio, soprattutto considerando la funzione pubblica del locale.


I lavori del 2015 e il nodo dei permessi mancanti

Un altro punto centrale dell’inchiesta riguarda i lavori di ristrutturazione effettuati nel 2015, durante i quali sarebbe stata installata la schiuma isolante fonoassorbente, indicata come uno degli elementi chiave nella rapida propagazione del rogo.

La RTS evidenzia come non risulti alcuna autorizzazione ufficiale per i lavori interni nelle gazzette consultate. L’unica domanda presente riguardava la facciata ed era stata presentata non dai gestori francesi del locale, ma dal proprietario svizzero dell’edificio, un residente di Crans-Montana. I lavori interni, tuttavia, risultano documentati da fotografie online e sarebbero stati completati entro dicembre 2015, pochi mesi prima dell’apertura del bar.


L’inchiesta giudiziaria e i controlli antincendio

La Procura del Canton Vallese, attraverso la procuratrice generale Béatrice Pilloud, ha chiarito che l’indagine si concentrerà ora su diversi aspetti:

  • conformità dei lavori eseguiti
  • materiali utilizzati
  • vie di fuga e accessi di emergenza
  • dotazioni antincendio
  • rispetto delle normative di sicurezza

Nei giorni scorsi la stampa elvetica ha ricordato che, nel Canton Vallese, i Comuni sono responsabili dei controlli antincendio, con l’obbligo di ispezioni annuali per gli edifici aperti al pubblico.


La reazione del Comune di Crans-Montana

Di fronte al crescere delle polemiche, l’amministrazione comunale di Crans-Montana ha convocato una conferenza stampa ufficiale, annunciando la volontà di fornire “elementi fattuali” sugli eventi della notte di San Silvestro.

Il sindaco Nicolas Féraud ha respinto le accuse di lassismo, affermando che il Comune non avrebbe adottato un approccio permissivo nei controlli sui locali. L’ente locale ha inoltre annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento penale.

Una presa di posizione che segna un passaggio delicato in una vicenda ancora piena di zone d’ombra, mentre l’opinione pubblica chiede risposte chiare su chi doveva controllare, quando e come.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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