Jessica Moretti e Jaques MorettiJessica Moretti e Jaques Moretti

Sei giorni dopo la tragedia che ha scosso Crans-Montana, Jacques e Jessica Moretti, proprietari del bar Le Constellation, hanno manifestato dolore e vicinanza alle famiglie delle vittime. La notte di Capodanno, un incendio scoppiato nel locale ha causato la morte di almeno 40 giovani e il ferimento di oltre 100 persone. In una dichiarazione rilasciata all’emittente svizzera Blick, i coniugi hanno definito l’accaduto “una tragedia indescrivibile” e hanno assicurato la piena collaborazione con le autorità.


Dolore e riconoscenza verso soccorritori e famiglie

“Nessuna parola può descrivere adeguatamente la tragedia che si è consumata quella notte al Le Constellation”, hanno dichiarato Jacques e Jessica Moretti. “Siamo devastati e sopraffatti dal dolore. I nostri pensieri sono costantemente rivolti alle famiglie delle vittime, alle vittime stesse e a tutti coloro che lottano per la propria vita”.

I coniugi hanno inoltre espresso “eterna riconoscenza e rispetto” verso le forze dell’ordine, i soccorritori e il personale sanitario, sottolineando il coraggio dimostrato durante le operazioni di salvataggio. “Non ci sono parole che possano esprimere appieno ciò che la polizia, i soccorritori e il personale medico hanno sopportato e continuano a sopportare con un coraggio che rasenta l’eroismo”, hanno aggiunto.


Collaborazione con le autorità e procedimenti legali in corso

Jacques e Jessica Moretti hanno ribadito la loro disponibilità a collaborare pienamente con le indagini: “Siate certi della nostra piena collaborazione e del fatto che non cercheremo in alcun modo di sottrarci”. I coniugi sono al momento sospettati dalla Procura svizzera di “omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio doloso colposo”, ma non risultano né in custodia cautelare né agli arresti domiciliari.

La loro dichiarazione include anche solidarietà verso i dipendenti, che non possono contattare direttamente a causa delle restrizioni procedurali. “I nostri pensieri sono con loro, poiché i procedimenti legali ci impediscono attualmente di avere contatti personali”, hanno chiarito.


Passato giudiziario e contestazioni sulla sicurezza

Jacques Moretti era già stato condannato nel 2008 per sfruttamento della prostituzione, secondo quanto riportato da Bfmtv. La vicenda dell’incendio ha sollevato inoltre questioni sulla normativa svizzera in materia di sicurezza dei locali pubblici.

Il membro dell’esecutivo del Canton Vallese con delega alla Sicurezza, Stéphane Ganzer, ha spiegato che l’incaricato per la sicurezza avrebbe dovuto segnalare la presenza dei pannelli fonoassorbenti, sospettati di aver favorito la propagazione dell’incendio. “La legge cantonale prevede compiti chiari per la prevenzione incendi, inclusi i controlli sui materiali”, ha precisato Ganzer, in risposta alle dichiarazioni del sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, secondo cui non vi sarebbe obbligo di verificare la qualità dei materiali durante le ispezioni.


Normativa svizzera e responsabilità dei gestori

Ganzer ha sottolineato che la normativa svizzera si basa su raccomandazioni di istituti assicurativi e associazioni professionali, chiarendo che “la legge ammette una serie di compiti da svolgere e dice che il controllo deve concentrarsi in particolare su alcuni elementi citati nell’ordinanza”. In altre parole, tutte le misure di prevenzione incendi devono essere controllate, inclusi gli aspetti relativi ai materiali fonoassorbenti.

La vicenda pone quindi in luce le responsabilità dei gestori e le eventuali lacune nell’applicazione della normativa, che sarà oggetto di approfondite indagini da parte della Procura svizzera.


La comunità locale e la reazione internazionale

La tragedia di Crans-Montana ha suscitato cordoglio nazionale e internazionale. I coniugi Moretti hanno voluto esprimere solidarietà anche alle famiglie e ai dipendenti del locale, auspicando che le indagini possano chiarire rapidamente le responsabilità. “Questo luogo di festa si è improvvisamente trasformato in un luogo di orrore e paura. Non ci sono parole sufficienti”, hanno dichiarato, evidenziando il drammatico impatto della vicenda sulla comunità locale.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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