Cosa è successo sulla Tuscolana nella notte del 3 aprile?
Roma si ferma ancora una volta davanti all’ennesima tragedia della strada. È quasi mezzanotte quando via Tuscolana, all’altezza di Vermicino, si trasforma in un teatro di lamiere contorte e sirene. L’impatto è violento, improvviso, definitivo.
Due auto si scontrano all’incrocio con via Antonino Anile. Una Fiat Punto, con a bordo una madre e le sue due figlie. Dall’altra parte una Fiat 500, guidata da un ragazzo poco più che maggiorenne, accanto a lui un adolescente.
In pochi secondi, tutto cambia.
Chi erano le vittime dello schianto
A perdere la vita sono Patrizia Trabucco, 51 anni, e Damiano Atzeni, 16 anni. Due storie diverse, unite da un destino crudele che si consuma sull’asfalto.
Lei alla guida, probabilmente di ritorno verso casa con le figlie. Lui seduto accanto a un amico, in quella normalità fragile che accompagna ogni sera di ragazzi.
Quando arrivano i soccorsi, non c’è più nulla da fare. I vigili del fuoco estraggono i corpi dalle lamiere. Il personale sanitario può solo constatare la morte.
Cosa è emerso dai primi rilievi
La scena che si presenta agli agenti della polizia locale è quella di uno scontro frontale o laterale di estrema violenza. Le auto distrutte, l’incrocio isolato, il traffico deviato.
Gli investigatori lavorano nella notte per ricostruire la dinamica. Le domande sono sempre le stesse, eppure ogni volta pesano di più: velocità, precedenze, distrazione.
Entrambi i veicoli vengono sequestrati. Le indagini sono affidate al IV Gruppo Tiburtino, che dovrà chiarire ogni dettaglio.
I feriti e la corsa in ospedale
Nel frattempo, le ambulanze portano via i sopravvissuti. Le due figlie della donna vengono trasportate al Policlinico Umberto I. Sono ferite, ma vive. E questo, in una notte così, è già qualcosa.
Il giovane alla guida della Fiat 500 finisce invece al Policlinico Tor Vergata. Anche per lui accertamenti, test, domande.
Una scia di sangue che non si ferma
Non è un caso isolato. È questo il punto più inquietante.
Con questa tragedia, il numero delle vittime sulle strade di Roma e provincia dall’inizio dell’anno sale a 33. Un dato che non è più emergenza, ma abitudine. Ed è proprio questo a fare più paura.
Poche ore prima, un altro uomo aveva perso la vita sul Grande Raccordo Anulare. Un’altra storia, stesso epilogo.
Perché questa tragedia colpisce più delle altre
Forse perché dentro quella Fiat Punto c’era una famiglia. Forse perché su quell’altra auto c’era un ragazzo di 16 anni, un’età che dovrebbe essere sinonimo di futuro, non di cronaca nera.
O forse perché, ancora una volta, tutto accade in un incrocio qualsiasi, in una notte qualsiasi, in una città che sembra non riuscire a fermare questa spirale.
Il vuoto dopo lo schianto
Quando le sirene si spengono e le luci blu si allontanano, resta solo il silenzio. Un incrocio vuoto, qualche segno sull’asfalto, e due famiglie che non torneranno più come prima.
Roma conta i morti. E si interroga, ancora.

