Miki DantoneMiki Dantone

Chi era Maechel Dantone, il 19enne morto a Milano

Aveva 19 anni, una passione feroce per la boxe e un soprannome che diceva tutto: “El Cubano”. Così lo chiamavano in palestra e sui social, dove Maechel Dantone mostrava ogni giorno la sua vita tra allenamenti, ring e sogni.

Per tutti era Mike.

Nella notte tra il 3 e il 4 aprile, la sua storia si è spezzata in pochi secondi, in piazza Prealpi, a Milano.

L’incidente nella notte: cosa è successo davvero

Erano circa le due quando il suo scooter, un Honda SH 125, si è scontrato con una Citroën C3 guidata da una donna di 32 anni.

Secondo la ricostruzione, il giovane non avrebbe rispettato uno stop. L’impatto laterale è stato violentissimo. Poi la caduta, e lo schianto contro le auto parcheggiate.

I soccorsi sono stati immediati. Maechel è stato trasportato in codice rosso all’ospedale Niguarda.

È morto poco dopo, intorno alle 3:30.

La conducente dell’auto si è fermata a prestare aiuto ed è risultata negativa ai test per alcol e droga.

Dal ring alla strada: una vita in corsa

A guardare i suoi profili social, emerge un ragazzo determinato. Guantoni, allenamenti, incontri.

La boxe non era solo una passione. Era un percorso.

Maechel si allenava alla palestra Boxeisland, in zona Isola. Nel 2023 aveva conquistato il titolo regionale nella categoria Junior 60 kg, guadagnandosi l’accesso al torneo nazionale.

Un talento in crescita, con margini e ambizione.

“El Cubano”: un soprannome, un’identità

Quel soprannome — “El Cubano” — non era casuale. Era il modo in cui veniva riconosciuto dentro e fuori dal ring.

Lo portava anche sui social, accanto a una bandierina cubana. Un segno distintivo, quasi un marchio personale.

Un’identità costruita tra sacrificio e appartenenza.

Il ricordo degli amici: “Il mondo è bastardo”

La notizia della sua morte ha fatto il giro dei social in poche ore.

Un’amica lo ricorda così:
“Il mondo è bastardo, lo dicevi sempre anche tu. Oggi ti ha portato via da noi”.

Parole semplici, crude. Come spesso accade quando il dolore è troppo grande per essere filtrato.

Una vita a pochi metri da casa

Maechel viveva in zona Cenisio, a poca distanza dal luogo dell’incidente. Strade conosciute, quotidiane.

Proprio per questo, forse, ancora più difficili da accettare.

Un’altra notte di sangue

La sua morte si aggiunge a una scia di incidenti che continua a colpire le strade italiane, soprattutto nelle ore notturne.

Ma dietro i numeri ci sono sempre storie. E quella di Maechel è una di quelle che restano.

Perché non è solo un incidente.

È un sogno che si ferma.
A 19 anni.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *