Chi sono gli indagati per l’omicidio di Giacomo Bongiorni?
La svolta nelle indagini è arrivata in poche ore. Per la morte di Giacomo Bongiorni, ucciso durante una violenta aggressione in piazza a Massa, i carabinieri hanno identificato cinque persone.
Due sono maggiorenni e si trovano in stato di fermo con l’accusa di concorso in omicidio volontario:
- Eduard Alin Carutasu, 19 anni
- Ionut Alexandru Miron, 23 anni
Altri tre sono minorenni, ora sotto la lente della Procura dei minori di Genova.
Secondo gli investigatori, si tratterebbe di un’aggressione di gruppo, con dinamiche ancora da chiarire nei dettagli.
Cosa emerge dalle immagini e dall’autopsia?
Le telecamere della zona hanno fornito elementi cruciali.
Si vedrebbe un primo colpo — un pugno — che fa cadere Bongiorni. Ma non finisce lì.
“Non è stato un solo colpo”, spiegano gli inquirenti.
La vittima sarebbe stata colpita più volte, anche quando era già a terra.
L’autopsia, che verrà eseguita a Genova, dovrà stabilire quale trauma abbia provocato il decesso. Ma un punto sembra già chiaro:
non si è trattato di una caduta accidentale.
La ricostruzione della compagna: “L’hanno pestato a morte”
A dare voce alla tragedia è Sara Tognocchi, compagna di Bongiorni.
Il suo racconto è diretto, durissimo:
“Non è vero che è morto per una caduta. È morto per le botte”.
Secondo la donna, l’aggressione sarebbe stata brutale e prolungata:
“Continuavano a colpirlo anche quando era a terra”.
Una scena consumata davanti ai suoi occhi e a quelli del figlio della vittima, in un contesto che da semplice lite si sarebbe trasformato in una violenza incontrollata.
Il movente: una lite degenerata
Tutto sarebbe partito da un episodio banale.
Un rimprovero per alcune bottiglie lanciate in piazza.
Da lì, l’escalation.
Due gruppi contrapposti: da una parte la vittima con un familiare, dall’altra un gruppo di giovani tra i 16 e i 23 anni.
Nel giro di pochi minuti, la situazione sarebbe degenerata in una rissa violenta.
Il cognato della vittima è rimasto ferito ed è ancora ricoverato.
La reazione del padre di uno degli indagati: “Non siamo criminali”
Ed è proprio qui che emerge uno degli elementi più delicati del caso: la difesa familiare.
A parlare è il padre di uno dei giovani arrestati, visibilmente scosso:
“È una tragedia, ma mio figlio è un bravo ragazzo. Non siamo criminali”.
Una dichiarazione che prova a ridimensionare il quadro accusatorio, sostenendo che i ragazzi sarebbero stati a loro volta aggrediti e che tutto sarebbe degenerato oltre ogni previsione.
“Non doveva finire così”, aggiunge, tra dolore e incredulità Gabriel Caratusu, il padre di Alin Eduard. La moglie è svenuta al momento dell’arresto del figlio.
Parole che mostrano l’altra faccia della vicenda: quella delle famiglie degli indagati, travolte da un evento che ha cambiato tutto.
Cosa succederà ora nelle indagini?
Nei prossimi giorni si entrerà nella fase degli interrogatori di garanzia.
- I minorenni compariranno davanti al tribunale dei minori
- I maggiorenni davanti al gip di Massa
Sarà in quella sede che gli indagati potranno fornire la propria versione dei fatti.
Nel frattempo, gli inquirenti continuano a lavorare su:
- immagini delle telecamere
- testimonianze
- esiti medico-legali
Per ricostruire con precisione ogni istante di quella notte.
Una morte che lascia interrogativi aperti
La vicenda di Massa resta sospesa tra due narrazioni:
da un lato, quella di un pestaggio brutale; dall’altro, quella di una rissa degenerata.
Nel mezzo, una vita spezzata e più famiglie distrutte.
E una domanda che resta inevitabile:
quando una lite diventa omicidio?

