Omar BarbonagliaOmar Barbonaglia

Il volto di Omar dietro la tragedia di Bergantino

Aveva 36 anni, faceva il camionista e aveva conquistato tanti con la sua allegria. Omar Barbonaglia, residente a Merlara, è morto nella serata di domenica dopo un violentissimo incidente stradale avvenuto a Bergantino, nell’Alto Polesine.

Ma dietro la notizia della sua morte c’è il ricordo di un uomo che aveva lasciato un segno anche al di fuori della sua vita professionale. Omar era infatti diventato conosciuto dal pubblico televisivo dopo aver partecipato a una puntata di «Camionisti in trattoria», il programma condotto da Chef Rubio.

Per chi lo aveva incontrato davvero, però, era soprattutto «Osso»: un soprannome, un volto familiare e una persona con la quale nel tempo erano nate amicizie che andavano oltre il semplice rapporto tra cliente e ristoratore.

La passione per i camion e quella puntata in tv

La storia di Omar si intreccia con quella del ristorante Palladio di Occhiobello, uno dei luoghi frequentati dai camionisti durante i loro viaggi.

Proprio lì era arrivata la troupe di Camionisti in trattoria. Omar aveva partecipato alla trasmissione e quella esperienza aveva lasciato un ricordo particolare anche a chi lavorava nel locale.

A raccontarlo con commozione è Gloria Ghirotti, titolare del Palladio, che conosceva Omar Barbonaglia e con lui aveva mantenuto un rapporto anche dopo la partecipazione al programma.

«Diceva sempre che avevo vinto la puntata perché lo meritavo», racconta Ghirotti. Lei, però, gli rispondeva in modo diverso: secondo la ristoratrice, a fare la differenza era stata soprattutto la sua contagiosa allegria e la sua convivialità.

«Per noi era Osso, il nostro Osso»

Quella partecipazione televisiva aveva trasformato una conoscenza nata nel ristorante in un rapporto più stretto.

«Per noi era “Osso”, il nostro “Osso”», racconta ancora Ghirotti, ricordando il modo in cui Omar era entrato nella vita del locale.

Dopo quella puntata i contatti erano continuati. Messaggi, telefonate, incontri e battute sulle repliche della trasmissione avevano mantenuto vivo il rapporto.

«Mi scriveva anche alle 4 di notte mentre guardava la trasmissione», ricorda la titolare del Palladio.

Omar tornava poi al ristorante anche con gli amici e spesso arrivavano a Gloria i suoi saluti attraverso altre persone: «Guarda che Osso ti saluta», le dicevano.

Un piccolo rituale che oggi, dopo la sua morte, assume un significato completamente diverso.

Il dolore per una notizia arrivata all’improvviso

«Apprendere della sua scomparsa per noi tutti è stato un dispiacere tanto grande. Veramente una brutta notizia», racconta Ghirotti.

Sono parole che restituiscono il lato umano di una tragedia che, nelle ore successive all’incidente, ha lasciato sgomenta la comunità.

Omar è morto dopo lo scontro frontale tra due automobili avvenuto intorno alle 22:00 di domenica al bivio tra la strada Provinciale e via Mazzini, a Bergantino. Una delle vetture è finita nel fossato che costeggia la carreggiata, mentre l’altra ha riportato gravissimi danni nella parte anteriore.

I soccorritori del Suem 118 hanno tentato di prestare assistenza al 36enne, ma per lui non c’è stato nulla da fare.

Gli accertamenti sull’incidente

Sul luogo della tragedia sono intervenuti anche vigili del fuoco e carabinieri. I militari stanno ricostruendo la dinamica dello schianto per stabilire la sequenza dei fatti e le eventuali responsabilità.

Restano da chiarire le traiettorie delle due vetture nei momenti precedenti all’impatto e ogni altro elemento utile a comprendere come sia avvenuto lo scontro.

Le operazioni di soccorso e di messa in sicurezza sono proseguite a lungo nella notte, mentre i carabinieri hanno effettuato i rilievi necessari.

Ma a distanza di ore, oltre alla dinamica ancora al vaglio degli investigatori, resta soprattutto il volto di un uomo di 36 anni che aveva ancora tanta strada davanti a sé.

Per gli amici e per chi lo aveva conosciuto al Palladio non sarà ricordato soltanto per quella terribile notte di Bergantino. Resteranno le risate, i messaggi, i saluti fatti arrivare attraverso gli amici e quella presenza diventata familiare tra i tavoli del ristorante.

«Osso», per loro, non era soltanto il camionista apparso in televisione. Era Omar.

Di Redazione

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