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Omicidio Alice Scagni, la mamma aveva chiesto aiuto per il figlio: ‘Dovevate fermarlo prima’

Alcol e droghe leggere erano entrate a far parte della sua quotidianità dopo aver perso il lavoro di segretario in uno studio legale. Domenica 1° maggio Alberto Scagni ha ucciso la sorella, l’ex ballerina e sciatrice Alice Scagni, per una questione di soldi. Non era l’unica a cui faceva continue richieste con la situazione che era diventata insostenibile per la famiglia.

Alberto Scagni ha colpito la sorella con 20 coltellate per soldi, aveva condiviso su Facebook la foto dell’arma

Quando la polizia l’ha rintracciato e fermato ha ammesso di aver ucciso la 34enne, madre di un bimbo di un anno e mezzo, perché lei ed i suoi familiari non assecondavano più le sue incessanti richieste. “Sono stato io. La mia famiglia non mi dava più soldi, non potevo più vivere in quel modo”.

Il quarantaduenne era uscito con un coltello ed aveva bussato insistentemente alla porta prima di rintracciare le congiunta in strada mentre passeggiava con il cagnolino (bracco Weimaraner). É spuntato da dietro un’auto e, dopo un’animata discussione, ha ucciso Alice con 17 coltellate alla schiena e tre all’addome. Arma che qualche giorno prima aveva fotografato e pubblicato su Facebook.

Lo sfogo della madre con le forze dell’ordine: ‘Ho chiesto aiuto ma non avete fatto nulla’

Il marito della vittima, il 35enne commercialista Gianluca Calzona, è stato richiamato dalle urla della moglie e quando è sceso era ormai troppo tardi. Era rimasto al fianco del figlio temendo che potesse accadere qualcosa di brutto anche a lui. Sul posto è arrivata anche mamma Antonella, dirigente di una filiale Carige, che si è sfogata contro le forze dell’ordine: “Dovevate fermarlo, dovevate prenderlo prima che facesse tutto questo. Ho chiamato, vi ho chiesto aiuto, ma non avete fatto nulla“. Il figlio aveva disturbi mai certificati dal Centro di igiene per la salute mentale.

La Procura di Genova sospetta che ci sia stata premeditazione nel gesto di Alberto Scagni. Da tempo l’uomo, che abitava nel quartiere Sampierdarena, era fuori controllo ed aveva creato problemi anche ai vicini di casa vessati dai continui dispetti del 42enne che a volte si scagliava sulle porte blindate con una mazza o un martello o bloccava i citofoni bloccati con gli stuzzicadenti nel cuore della notte.

Aveva danneggiato la porta dell’abitazione della nonna, infastidiva i vicini

Aveva danneggiato anche la porta dell’abitazione della nonna che abita sullo stesso pianerottolo del nipote. La sera prima dell’omicidio di Quinto era stata misteriosamente incendiata e, per questioni di sicurezza, l’anziana era stata portata in campagna.

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