La Stories condivisa sui social dalla società pugilistica e il 17enne sul ringLa Stories condivisa sui social dalla società pugilistica e il 17enne sul ring

La passione del 17enne per il pugilato

Nel caso dell’omicidio Giacomo Bongiorni, che da giorni occupa le cronache, emerge un elemento che riporta l’attenzione sul profilo del principale indagato: il passato da pugile agonista del 17enne.

Non è una notizia nuova in senso stretto, ma è un dettaglio che pesa. Il ragazzo ha combattuto sul ring almeno fino al 2023 con la Boxing Team Pugilistica Massese, prima di uscire dai circuiti ufficiali. Dal 2024, infatti, non risulta più tesserato alla Federazione Pugilistica Italiana.

Un passato sportivo recente, quindi, che introduce inevitabilmente un interrogativo implicito sulla gestione della forza fisica. Anche perché, secondo quanto emerge, non si può escludere che abbia continuato ad allenarsi autonomamente, pur senza gare ufficiali.

Nel suo primo interrogatorio, il 17enne ha sostenuto di aver reagito a un’aggressione, dicendo di essere stato colpito al naso da Bongiorni. Avrebbe riferito di aver preso una testata. Una versione che resta al vaglio degli inquirenti.


La palestra: ‘Sono tre anni che non frequenta più’, pubblica un’immagine durissima

La reazione della società sportiva è arrivata ed è stata netta, senza sfumature. La Boxing Team Pugilistica Massese ha chiarito di non avere più rapporti con il ragazzo da tempo.

Sono tre anni che non frequenta la palestra”, ha spiegato il presidente Pier Paolo Ricci, segnando una linea precisa tra il passato sportivo del giovane e l’attualità giudiziaria. “L’ha frequentata quando aveva 13/14 anni. All’epoca era un ragazzo molto educato e rispettoso. Cosa sia successo poi, non lo so. Non è che i ragazzi che fanno pugilato sono tutti aggressivi” – la precisazione poi a Dentro la notizia.

Ma non solo. Sui social, la società ha pubblicato un’immagine realizzata con intelligenza artificiale che ricostruisce la scena dell’aggressione: la vittima a terra, il figlio immobile, figure incappucciate attorno.

Sopra, una frase che è insieme denuncia e presa di posizione: “Dieci contro uno non è forza. È vigliaccheria”.

Un messaggio diretto, che fotografa anche il clima attorno alla vicenda.


Tre minori, accuse diverse: il quadro dell’inchiesta

Sul piano investigativo, la situazione resta articolata. I minori coinvolti sono tre, ma le posizioni sono differenti.

Il 17enne è accusato di omicidio volontario, mentre gli altri due, entrambi 16enni, risultano indagati per rissa aggravata. Una distinzione che riflette, almeno in questa fase, ruoli diversi nella dinamica dell’aggressione.

Tutti hanno nominato difensori di fiducia, mentre la Procura minorile prosegue con gli accertamenti per chiarire responsabilità e sequenza dei fatti.


Autopsia decisiva: 30 giorni per chiarire cosa è successo davvero

Un passaggio chiave sarà l’autopsia sulla salma di Giacomo Bongiorni, affidata al professor Francesco Ventura.

Gli inquirenti chiedono risposte precise: causa della morte, eventuale nesso diretto con l’aggressione e possibili condizioni di alterazione psicofisica della vittima al momento dei fatti.

Il medico legale ha già prestato doppio giuramento tra Genova e Massa e ha chiesto 30 giorni per depositare la relazione.

È su questo terreno tecnico che si giocherà una parte decisiva dell’inchiesta. Perché, al di là delle versioni, saranno i dati medico-legali a stabilire cosa è successo davvero in quei minuti.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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