Il colloquio con il legale e l’inizio della terapia dopo i fatti del 16 maggio
Emergono nuovi elementi sulle condizioni di Salim El Koudri, il 31enne coinvolto nella vicenda avvenuta il 16 maggio nel centro di Modena, quando più persone sono rimaste ferite dopo essere state travolte da un’auto.
Secondo quanto riferito dal suo difensore, l’uomo è stato visitato da un medico all’interno del carcere e avrebbe iniziato una terapia con ansiolitici e sedativi.
L’avvocato Fausto Gianelli, che lo ha incontrato nuovamente nelle ultime ore, ha spiegato che rispetto ai primi momenti successivi all’arresto il suo assistito sarebbe apparso più disponibile al dialogo.
«Abbiamo parlato molto, ha bisogno di sfogarsi», ha riferito il legale.
Tra i temi affrontati nel colloquio ci sarebbero anche le condizioni delle persone coinvolte.
“Mi ha chiesto dei feriti”: il racconto del difensore
Secondo il legale, durante l’incontro Salim El Koudri avrebbe chiesto aggiornamenti sulle persone rimaste coinvolte.
In particolare, avrebbe domandato notizie anche della turista tedesca gravemente ferita nell’episodio.
L’avvocato ha raccontato che il proprio assistito sarebbe tornato più volte con il pensiero a quella giornata.
Tuttavia, sempre secondo quanto riferito dal difensore, pur riuscendo a ricostruire la sequenza dei fatti, non sarebbe stato in grado di spiegare le ragioni del proprio comportamento.
«Ricostruisce la dinamica, ma non riesce a dire il perché», ha spiegato Gianelli.
“Io sono italiano”: le parole che hanno colpito il suo avvocato
Nel corso del colloquio sarebbe emerso anche un passaggio personale che il legale ha definito significativo.
Secondo il racconto dell’avvocato, Salim avrebbe detto:
«Io in Italia sono nato, è il mio Paese, io sono italiano».
Il difensore ha ricordato che il suo assistito ha ottenuto la cittadinanza italiana nel 2009, ma ha spiegato che nel dialogo sarebbero emerse anche riflessioni legate alla propria storia familiare.
Sempre secondo quanto riferito dal legale, il 31enne avrebbe parlato dei sacrifici fatti dai genitori per permettergli di studiare e costruire il proprio futuro.
Nel colloquio sarebbe riemerso anche il tema del disagio personale e lavorativo già emerso nei giorni precedenti.
Il nodo delle condizioni psicologiche e il tema del pentimento
L’avvocato ha invitato alla prudenza nel leggere le parole del suo assistito.
Secondo Gianelli, alcune affermazioni pronunciate da Salim andrebbero valutate all’interno di un quadro che necessita ancora di approfondimenti sul piano psicologico e psichiatrico.
Alla domanda sull’eventuale pentimento, il difensore ha scelto di non utilizzare questa definizione.
Ha spiegato che ritiene prematuro parlare di rimorso autentico dopo pochi giorni di detenzione e che il percorso, prima ancora delle scuse, dovrebbe passare attraverso una piena elaborazione di quanto accaduto.
Per il momento, ha aggiunto, Salim non avrebbe ancora chiesto di incontrare i familiari.
Secondo il legale, affrontare lo sguardo dei genitori potrebbe essere, almeno ora, uno dei passaggi emotivamente più difficili da sostenere.

