Il luogo dove viveva la vittima e Amanda WixonIl luogo dove viveva la vittima e Amanda Wixon

Il processo shock in Inghilterra: una donna con disabilità imprigionata dal 1996, picchiata e cancellata dalla società

Un incubo durato oltre un quarto di secolo, consumato lontano dagli occhi dello Stato e delle istituzioni. Alla Crown Court di Gloucester, nel Regno Unito, è emersa una vicenda definita dal giudice come dal “carattere dickensiano”: una donna con disabilità di apprendimento, oggi quarantenne, è stata tenuta prigioniera per 25 anni, costretta a lavorare come schiava domestica da Amanda “Mandy” Wixon, 56 anni, madre di dieci figli.

La donna, identificata solo con l’iniziale K per motivi di tutela, aveva 16 anni quando nel 1996 si trasferì nella casa di Wixon a Tewkesbury, nel Gloucestershire, per quello che doveva essere un semplice fine settimana. Non se ne sarebbe più andata.


Una vita cancellata: isolamento, fame e violenze quotidiane

Secondo quanto ricostruito in aula, K viveva di avanzi, non poteva uscire di casa e veniva punita se tentava di lavarsi, costretta a farlo di nascosto, di notte. Subiva aggressioni regolari, con metodi che la procura ha definito cruenti e disumani:
– detersivo per piatti spruzzato in gola
– candeggina gettata sul viso
– testa rasata contro la sua volontà
– percosse con scope e bastoni

La donna ha perso numerosi denti per la totale assenza di igiene e cure mediche. Non risultavano cartelle cliniche, odontoiatriche o visite mediche per oltre vent’anni.


La casa degli orrori: “Una cella di prigione”

Quando la polizia è intervenuta nel marzo 2021, dopo una segnalazione interna alla famiglia, gli agenti hanno trovato una casa sovraffollata, con muffa sui muri, intonaco che cadeva e spazzatura accumulata nel giardino.

La stanza di K è stata descritta come una “cella di prigione”. Le immagini delle bodycam mostrano una donna magra, impaurita, sporca, con lividi evidenti e calli profondi su piedi e caviglie, segno di anni passati in ginocchio a pulire i pavimenti.

«Non voglio stare qui. Non mi sento al sicuro. Mandy mi picchia sempre», ha detto agli agenti.


Il fallimento dei servizi sociali: “Scomparsa in un buco nero”

In aula, il pubblico ministero Sam Jones ha denunciato una gravissima falla istituzionale:
i servizi sociali avevano avuto contatti con la famiglia alla fine degli anni ’90, ma poi nulla.

«Alla fine degli anni Novanta questa donna è scomparsa in un buco nero. Nessun incontro, nessuna traccia, per vent’anni», ha dichiarato l’accusa.

Nel frattempo, i sussidi statali destinati a K venivano incassati da Wixon, mentre la vittima continuava a vivere in povertà assoluta, indossando abiti usati e servendo i pasti alla famiglia.


La condanna: colpevole di sequestro e lavori forzati

Mercoledì, la giuria ha dichiarato Amanda Wixon colpevole di:
sequestro di persona
lavori forzati o obbligatori
aggressione con lesioni personali

Il giudice Ian Lawrie ha parlato di una storia dal “carattere dickensiano”. La sentenza definitiva verrà pronunciata a marzo.


Dopo l’incubo: università, viaggi e la libertà ritrovata

Oggi K vive con una famiglia affidataria, frequenta l’università, viaggia all’estero. Ha incubi ricorrenti, un bisogno compulsivo di lavarsi e si è finalmente fatta crescere i capelli, come le era sempre stato proibito.

«I progressi che ha fatto sono una testimonianza della sua forza», ha dichiarato la procuratrice capo Laura Burgess.

Di Renato Valdescala

Esperienza nello sport e nella cronaca locale con quotidiani salernitani dal 1990. Con il tempo si è dedicato alla cronaca estera analizzando i fatti di maggiore rilievo con spirito critico e irriverente. Si occupa anche di approfondimenti di cronaca nazionale.

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