A sinistra Sonia Bottacchiari, a destra Yuri GroppiA sinistra Sonia Bottacchiari, a destra Yuri Groppi

Mamma e due figli scomparsi in Friuli, cresce l’ansia della famiglia: “Siamo tutti in apprensione”

C’è apprensione crescente attorno alla scomparsa di Sonia Bottacchiari e dei suoi due figli adolescenti, spariti nel nulla dopo essere partiti il 20 aprile da Castell’Arquato, nel Piacentino, in direzione Friuli Venezia Giulia.

Dell’auto su cui viaggiavano si sono perse le tracce fino al 6 maggio, quando il veicolo è stato ritrovato a Tarcento, in provincia di Udine.

Da allora le ricerche si concentrano soprattutto nell’area boschiva e montana del Friuli, mentre familiari e investigatori cercano di ricostruire gli ultimi movimenti della donna e dei due ragazzi.

L’appello del padre e del nonno dei ragazzi

Nelle ultime ore sia il padre dei ragazzi, Yuri Groppi, sia il nonno Riccardo Bottacchiari hanno lanciato nuovi appelli pubblici.

“Vorrei che si facessero vivi, siamo tutti in apprensione”, ha detto il nonno ai microfoni della Tgr Rai Emilia-Romagna.

Parole molto forti anche da parte dell’ex marito della donna e padre dei due adolescenti.

“Se avete fatto qualcosa che è andata fuori dalla vostra portata, non succede niente di grave. L’importante è che vi facciate sentire”, ha dichiarato Yuri Groppi durante un’intervista a Telelibertà.

L’uomo ipotizza che i tre possano trovarsi in una zona isolata, forse in una casetta vicino ai boschi o a un ruscello, e che il telefono possa essere irraggiungibile.

L’ultimo messaggio della figlia e il telefono spento

Uno degli ultimi contatti risale proprio al 20 aprile, giorno della scomparsa.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Libertà, la figlia sedicenne avrebbe scritto via WhatsApp a una compagna di scuola chiedendole come fosse andata una verifica.

La risposta dell’amica però non sarebbe mai stata visualizzata.

Da quel momento il telefono risulta spento o comunque irraggiungibile.

Anche altre compagne di classe avrebbero tentato di contattarla nei giorni successivi senza ottenere risposta.

I due ragazzi frequentano scuole a Fidenza, in provincia di Parma, e vengono descritti come studenti tranquilli, ben integrati e sempre accompagnati dalla madre.

L’ipotesi dell’allontanamento volontario nei boschi

Tra le piste seguite dagli investigatori prende sempre più corpo quella di un allontanamento volontario.

Secondo quanto emerso, Sonia Bottacchiari avrebbe recentemente interrotto il rapporto lavorativo con un’azienda privata facendosi liquidare le spettanze economiche.

Un elemento ritenuto importante dagli inquirenti.

Inoltre la donna avrebbe avuto contatti nella zona del Friuli, forse legati a un maestro di arrampicata.

Gli investigatori stanno verificando anche altri dettagli particolari: i tre avrebbero portato con sé radioline acquistate poco prima della partenza, oltre a filo da pesca e sale per attirare animali.

Oggetti che farebbero pensare alla volontà di trascorrere un periodo immersi nella natura.

Il mistero del telefono agganciato a Tarcento

Un altro elemento chiave riguarda il segnale telefonico.

Uno dei cellulari sarebbe stato agganciato alla cella telefonica di Tarcento nella notte tra il 21 e il 22 aprile.

Da quel momento però non ci sarebbero più state attività registrate.

L’ipotesi che madre e figli possano essersi rifugiati in aree boschive difficili da raggiungere resta quindi al centro delle verifiche.

Le tensioni familiari e le verifiche degli investigatori

Gli investigatori stanno ascoltando diverse persone vicine alla famiglia per ricostruire i rapporti personali e comprendere il contesto in cui è maturata la scomparsa.

Secondo quanto emerso, tra Sonia Bottacchiari e l’ex marito esisteva da tempo un rapporto complicato, nonostante la separazione fosse avvenuta anni fa.

Al momento però non risultano elementi concreti che facciano pensare a scenari violenti o a un coinvolgimento diretto di terze persone.

Una vicenda che sta colpendo tutta la comunità

La scomparsa della donna e dei due ragazzi ha profondamente colpito le comunità tra Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia.

Con il passare dei giorni cresce soprattutto la preoccupazione per le condizioni dei due adolescenti e per la possibilità che il gruppo si trovi in zone isolate dei boschi friulani.

Ed è proprio su questo scenario che continuano a concentrarsi ricerche, appelli e speranze della famiglia.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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