Jessica Moretti con l'avvocato dopo il lungo interrogatorioJessica Moretti con l'avvocato dopo il lungo interrogatorio

La strage ricostruita secondo per secondo: dalle 1:26 all’inferno

Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto. È stata una ricostruzione chirurgica quella affrontata da Jessica Maric in Moretti durante le dieci ore di interrogatorio davanti alla Procura di Sion, nel Canton Vallese. Al centro, la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, quando alle 1:26 un incendio devastante ha trasformato la discoteca Constellation, a Crans Montana, in una trappola mortale: 40 vittime e 116 feriti.

Maric, proprietaria del locale insieme al marito Jacques Moretti, è indagata per omicidio colposo, lesioni e incendio colposo. Una posizione che si aggrava man mano che emergono nuovi elementi.


“Non sono fuggita”: la linea difensiva di Jessica Maric

Davanti alla procuratrice aggiunta Christine Seppey e agli avvocati delle famiglie delle vittime, l’imprenditrice ha respinto con fermezza l’ipotesi di omissione di soccorso.

“Non sono scappata dal locale – ha dichiarato – sono uscita per chiamare immediatamente i soccorsi”.

Una versione già fornita alla polizia cantonale circa dieci ore dopo il disastro: Maric sostiene di non essere riuscita a rientrare nel locale a causa della folla in fuga e di essere rimasta all’esterno, in attesa del marito.

Ma è proprio su quei minuti decisivi che si concentrano ora i sospetti.


Il nodo dei video: immagini mai dichiarate alla polizia

A incrinare la versione della donna è un elemento nuovo e pesantissimo. L’avvocato delle famiglie, Romain Jordain, ha consegnato alla Procura alcune immagini che ritrarrebbero Jessica Maric mentre filma con il cellulare l’accensione delle candele pirotecniche infilate su bottiglie di champagne.

Una di quelle candeline avrebbe innescato l’incendio, incendiando la spugna fonoassorbente del soffitto.

Il punto critico è che Maric, in precedenza, aveva dichiarato agli inquirenti di non possedere né foto né video di quella serata. Una contraddizione che ora pesa come un macigno.


Champagne, candeline e uno show “storico” sotto accusa

Lo “show” con champagne e fuochi pirotecnici non era un’eccezione. Andava in scena da almeno dieci anni, da quando i coniugi Moretti avevano rilevato il locale.

Jessica Maric ha ammesso di avervi partecipato anche quella notte, precisando però di aver istruito il personale sulle procedure di sicurezza. Un’affermazione che ora viene messa in discussione, soprattutto alla luce delle modalità con cui l’incendio si è propagato.


Jacques Moretti ancora in carcere: libertà appesa a una cauzione

Intanto Jacques Moretti, interrogato ieri e tornato oggi in Procura, resta in stato di arresto. La sua eventuale scarcerazione dipende dalla decisione del Tribunale per le misure coercitive, che potrebbe concedergli la libertà in cambio di una cauzione da 200 mila franchi svizzeri.

Ma il fronte giudiziario è tutt’altro che chiuso.


“Il banco degli indagati si riempirà”: nuovi nomi all’orizzonte

Secondo l’avvocato difensore di Moretti, Patrick Michod, dagli interrogatori sarebbe emersa la “necessità di sentire altre persone”. Un concetto rilanciato con durezza anche da Jordain:
Spero che il banco degli indagati si riempia”.

L’attenzione si sta spostando sempre più sul Comune di Crans-Montana, accusato di mancati controlli di sicurezza negli ultimi cinque anni. Non a caso, proprio oggi l’amministrazione ha annunciato – con tempismo giudicato sospetto – un’intensificazione dei controlli, affidandoli anche a una ditta privata.


Autopsie e pressione internazionale: l’inchiesta si allarga

Parallelamente, in Italia proseguono le iniziative giudiziarie: a Milano sono iniziate le autopsie sui corpi dei sedicenni Chiara Costanzo e Achille Barosi, mentre a Roma gli avvocati delle famiglie hanno incontrato il ministro della Giustizia Carlo Nordio per coordinare una linea comune.

La strage del Constellation non è più solo un caso locale: è diventata una questione giudiziaria internazionale, destinata a far emergere responsabilità ben più ampie.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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