Strage familiare in una casa di PerthStrage familiare in una casa di Perth

Casa degli orrori a Perth: uccisi anche gli animali

Mosman Park, sobborgo elegante affacciato sulle spiagge iconiche di Perth, è diventato improvvisamente il teatro di una tragedia che ha fatto il giro del mondo. Una casa borghese, una famiglia apparentemente normale, due adolescenti autistici, due cani, un gatto. E poi il silenzio definitivo.

Quattro giorni dopo il ritrovamento dei corpi, Michael Clune, nonno dei ragazzi, è tornato davanti alla casa dove suo figlio Jarrod, la compagna Maiwenna Goasdoue e i nipoti Leon e Otis sono stati trovati morti. Una visita muta, carica di dolore, mentre il quartiere osservava da lontano, tra nastri bianchi sugli alberi e biglietti lasciati dai vicini.

Cosa è successo nella casa degli orrori di Mosman Park?

I corpi della famiglia Clune sono stati scoperti venerdì mattina da un’assistente sociale che aveva un appuntamento con i ragazzi, entrambi affetti da autismo grave e non verbale. Non riuscendo a ottenere risposta, ha trovato un biglietto con la scritta “Non entrare” e l’indicazione di chiamare i soccorsi.

La polizia, entrata nell’abitazione, ha trovato i quattro membri della famiglia senza vita in diverse stanze, insieme agli animali domestici. Le autorità hanno escluso l’uso di armi e, almeno inizialmente, segni di violenza evidente, pur confermando che il caso viene trattato come un duplice omicidio-suicidio.

Il ritorno del nonno e i segni del lutto nel quartiere

Quando la polizia ha rimosso il cordone, Michael Clune è arrivato in auto, accompagnato dalla moglie. Davanti alla casa, omaggi floreali, giocattoli per cani, ciotole d’acqua e nastri bianchi legati a un albero. Un gesto simbolico che ha preso piede sui social, con i residenti invitati a replicarlo come segno di memoria.

La comunità locale sta organizzando una veglia a lume di candela, mentre amici e parenti hanno portato fiori e cibo anche alla sorella di Jarrod, a Fremantle East. Una tragedia privata che si è trasformata in lutto collettivo.

Il sospetto su fallimenti del sistema di assistenza

Il dibattito si è acceso quasi subito: molti amici e conoscenti accusano il sistema australiano di assistenza per la disabilità (NDIS) di aver lasciato sola la famiglia. Secondo alcune indiscrezioni, uno dei ragazzi avrebbe visto ridursi di recente il finanziamento pubblico per il supporto.

Post e testimonianze sui social raccontano una coppia isolata, stremata, con poche ore di sonno e una burocrazia percepita come un muro invalicabile. Un’amica ha parlato di una “battaglia persa contro un sistema che non è lì per aiutarti”, mentre un’altra ha ricordato il timore dei genitori di affidare i figli a strutture residenziali per paura di maltrattamenti.

Le lettere, le indagini e l’ipotesi omicidio-suicidio

Un secondo biglietto, ritenuto una lettera, avrebbe delineato i piani finanziari della famiglia e suggerito una decisione condivisa dei genitori di togliersi la vita. L’ispettrice facente funzioni Jessica Securo ha dichiarato che non risultano precedenti di violenza domestica e che le indagini sono ancora in corso.

Immagini riprese da un drone hanno mostrato macchie di sangue nel cortile, ma la polizia non ha fornito dettagli, mantenendo il massimo riserbo sulla dinamica.

Autismo, isolamento e silenzi istituzionali: il dibattito

Il caso ha riaperto una discussione più ampia su autismo, caregiver burnout e supporto istituzionale. Mosman Park è una delle zone più ricche di Perth, un dettaglio che rende la vicenda ancora più disturbante: se una famiglia con risorse e in un contesto privilegiato può arrivare a questo punto, cosa accade altrove?

Mentori, amici e professionisti hanno ricordato Leon e Otis come ragazzi speciali, capaci di insegnare nuove forme di comunicazione e relazione. Ma il racconto dominante è quello di una famiglia che, secondo chi li conosceva, si è sentita abbandonata da amici, istituzioni e comunità.

La polizia invita chiunque sia colpito da tragedie simili a chiedere aiuto. Intanto, la casa di Mott Crescent resta un simbolo: non solo di una tragedia familiare, ma di un sistema sotto accusa, tra silenzi burocratici e domande che rischiano di restare senza risposta.

Di Renato Valdescala

Esperienza nello sport e nella cronaca locale con quotidiani salernitani dal 1990. Con il tempo si è dedicato alla cronaca estera analizzando i fatti di maggiore rilievo con spirito critico e irriverente. Si occupa anche di approfondimenti di cronaca nazionale.

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