Rocco Siffredi e Fabrizio CoronaRocco Siffredi e Fabrizio Corona

Lo stop che fa discutere

Il blocco dei profili social di Fabrizio Corona e la rimozione dei contenuti del format online “Falsissimo” hanno generato una serie di reazioni nel mondo dello spettacolo e dell’informazione, tra posizioni a favore e critiche alla decisione delle piattaforme digitali.

Il blocco dei profili e la rimozione dei contenuti

A poco meno di due mesi dall’inizio della controversia scatenata dalle dichiarazioni e dai contenuti pubblicati da Fabrizio Corona, i principali colossi del web hanno chiuso i suoi account e rimosso i video ancora disponibili online.

Google ha eliminato i contenuti del format “Falsissimo” da YouTube, mentre Meta ha chiuso tre profili Instagram, quello personale di Corona e due legati alla trasmissione online, che nel tempo aveva accumulato milioni di visualizzazioni. La decisione è arrivata dopo un pressing legale del gruppo Mediaset.

Le reazioni di sostegno nel mondo dello spettacolo

Alcuni personaggi pubblici hanno espresso solidarietà all’ex agente fotografico. Tra questi Marco Travaglio e Rocco Siffredi con quest’ultimo che ha pubblicato un intervento sui social criticando il provvedimento.

Siffredi ha definito la chiusura dei profili un attacco alla libertà di informazione, sostenendo che in Italia vi sarebbe una concentrazione delle fonti informative e invitando i follower a schierarsi dalla parte di Corona.

Anche Claudio Lippi è intervenuto con una storia su Instagram, definendo la vicenda “gravissima” e dichiarando di essere “perplesso e preoccupato” per il blocco degli account, parlando di atti che andrebbero chiariti e compresi nelle loro implicazioni.

Le critiche e la posizione opposta sui social

Di segno opposto il commento di Selvaggia Lucarelli, che ha utilizzato una storia su Instagram per ricordare come esistano limiti legali all’uso di uno spazio pubblico, reale o digitale.

Senza citare direttamente Corona, Lucarelli ha richiamato esempi di comportamenti come insulti, minacce, diffusione di materiale privato e violazioni delle norme, sottolineando che tali azioni comportano conseguenze anche nel mondo offline e che le decisioni delle piattaforme non possono essere automaticamente etichettate come censura.

Il caso Corona tra libertà di espressione e limiti legali

Il dibattito sulle reazioni alla chiusura dei profili di Corona si inserisce in una discussione più ampia sul rapporto tra libertà di espressione, responsabilità individuale e regolamentazione delle piattaforme digitali.

Da un lato, sostenitori e commentatori parlano di rischio di censura e concentrazione del potere informativo; dall’altro, critici e osservatori sottolineano il ruolo delle norme e dei limiti legali nella gestione dei contenuti pubblicati online.

Le piattaforme non hanno fornito dettagli pubblici sulle singole motivazioni operative, mentre il caso continua a suscitare attenzione nel mondo mediatico e sui social network, con prese di posizione contrapposte e un dibattito che resta aperto.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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