Le immagini che la difesa ha visto per la prima volta nel 2025
Nuove immagini e vecchi reperti tornano al centro del caso Yara Gambirasio. La difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne, sostiene di aver individuato elementi che meritano nuovi accertamenti sul giubbotto e sulla felpa indossati da Yara.
A illustrare la nuova linea della difesa saranno l’avvocato Claudio Salvagni e il genetista forense Marzio Capra nel servizio realizzato da Luigi Pelazza per Le Iene, in onda questa sera su Italia 1. La questione sarà poi portata davanti al Tribunale di Bergamo il prossimo 5 ottobre, nell’ambito dell’incidente di esecuzione.
Il materiale al centro della richiesta è stato visionato dalla difesa per la prima volta nel febbraio 2025, dopo l’accesso ai reperti accordato dai giudici.
Tra i documenti ci sono anche fotografie ad alta definizione mai mostrate prima, che immortalano i risultati di cinque test rapidi antigene-anticorpo effettuati all’epoca su diverse porzioni degli indumenti.
La contestazione sui test: «Dovevano essere positivi o approfonditi»
È proprio la lettura di quelle immagini a rappresentare il punto centrale della nuova iniziativa.
Secondo la consulenza della difesa, alcuni dei test mostrerebbero una reazione compatibile con la presenza di liquido seminale maschile, mentre nelle relazioni ufficiali quei campioni sarebbero stati classificati come «esito negativo».
Una valutazione che il genetista Marzio Capra contesta.
«Qualsiasi scienziato forense avesse ottenuto questo risultato avrebbe dovuto catalogarlo come positivo o comunque da approfondire», sostiene Capra.
Il consulente della difesa ritiene inoltre che anche un test effettuato sulla felpa presenti un riscontro positivo, seppure debole. La spiegazione fornita è legata alle condizioni in cui il reperto era rimasto per circa tre mesi, esposto all’aperto a pioggia, gelo e intemperie.
La stessa difesa evidenzia poi una presunta anomalia nella valutazione di altri test: secondo Capra, in alcuni casi sarebbe stata indicata una positività, certa o debole, mentre nelle immagini a suo giudizio non sarebbe visibile una reazione analoga.
Si tratta, va precisato, della lettura proposta dalla difesa e dal suo consulente, che chiede ora nuovi accertamenti. Le fotografie e le interpretazioni illustrate non costituiscono da sole un nuovo accertamento giudiziario né stabiliscono l’origine delle eventuali tracce.
La richiesta al Tribunale di Bergamo del 5 ottobre
Da qui la richiesta di poter ripetere e approfondire i test con le tecnologie oggi disponibili.
È questo il passaggio che potrebbe diventare centrale nell’udienza del 5 ottobre davanti al Tribunale di Bergamo. La difesa sostiene infatti che gli strumenti scientifici attuali siano più precisi e sensibili rispetto a quelli disponibili all’epoca degli accertamenti.
«Per noi è fondamentale ripetere ed approfondire questi test», afferma Capra, secondo il quale le tecnologie oggi disponibili potrebbero consentire di rispondere a interrogativi che, a suo giudizio, allora non furono affrontati.
La questione riguarda dunque reperti già esaminati durante le indagini, ma che la difesa ritiene possano essere nuovamente sottoposti ad analisi.
Bossetti, intanto, sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. La nuova iniziativa non modifica allo stato l’esito definitivo del processo, ma porta nuovamente al centro dell’attenzione gli indumenti della tredicenne e la valutazione dei test eseguiti su quei reperti.
Ed è proprio sulle fotografie mai mostrate prima e sulla possibilità di ripetere oggi quegli accertamenti che si concentra la nuova battaglia della difesa.

