Michael BoschettoMichael Boschetto

Un omicidio agghiacciante a Villa Padovana

La Procura della Repubblica di Padova ha chiesto l’ergastolo per Giacomo Friso, 35 anni, accusato di aver ucciso con quattro coltellate l’amico d’infanzia e vicino di casa Michael Boschetto, 31 anni, nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2024. A rendere il caso ancor più inquietante è il gesto successivo: Friso si scattò un selfie con lo smartphone della vittima, immagine che fu trovata solo successivamente dal padre di Boschetto.

La dinamica del delitto e il selfie che ha scioccato tutti

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’aggressione avvenne all’alba, al termine di una lite tra i due amici. Friso, che da tempo soffriva di problemi di tossicodipendenza, era stato notato nei giorni precedenti girare con un coltello. Dopo aver colpito mortalmente Boschetto, si impossessò del cellulare dell’amico e si fotografò, gesto che ha aggravato le accuse, configurando un omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.

Giacomo Friso
Giacomo Friso

La richiesta di ergastolo e la posizione della parte civile

Il pubblico ministero Benedetto Roberti ha sottolineato davanti alla Corte d’Assise di Padova la freddezza dell’imputato e la premeditazione del delitto. Il legale di parte civile, Pietro Masutti, ha condiviso la richiesta, evidenziando come l’omicidio fosse del tutto ingiustificato e contraddistinto da un disprezzo totale per la vita della vittima.

Il dolore della famiglia e l’impatto del selfie

Il padre di Boschetto ha raccontato lo shock nel ritrovare la foto scattata da Friso. “Quel selfie è stato come rivivere l’omicidio. Non riesco a capire come qualcuno possa avere tanta freddezza verso un amico di una vita”, ha dichiarato. Il gesto ha amplificato il trauma della famiglia, facendo emergere un livello di crudeltà difficile da comprendere.

La sentenza è attesa il 4 marzo

La Corte d’Assise si pronuncerà il prossimo 4 marzo, quando sarà emessa la sentenza su Giacomo Friso. Se l’ergastolo richiesto dalla Procura venisse confermato, si tratterebbe della massima pena prevista dal nostro ordinamento per un omicidio premeditato e aggravato da futili motivi.

La tecnologia come prova e simbolo di crudeltà

Il caso ha suscitato scalpore anche per l’uso dello smartphone e dei social, dimostrando come la tecnologia possa diventare sia strumento di prova nei processi penali sia amplificatore della drammaticità dei fatti. Il selfie di Friso rimane un simbolo inquietante della freddezza e della crudeltà del gesto.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *