Lo scatto di Sinner a Lione con una fan, l'azzurro era in Francia per un controlloLo scatto di Sinner a Lione con una fan, l'azzurro era in Francia per un controllo

Sinner non sarà a Shanghai: «Se ritarda il rientro significa che il problema è persistente»

Jannik Sinner non giocherà il Masters 1000 di Shanghai. Dopo la rinuncia al torneo di Pechino, il numero uno del tennis mondiale ha ufficializzato anche il forfait dall’appuntamento cinese con una storia pubblicata su Instagram.

Una decisione che alimenta inevitabilmente l’attenzione sulle condizioni del ginocchio dell’altoatesino. Sinner aveva sperato fino all’ultimo di poter tornare rapidamente in campo, ma il nuovo stop indica la necessità di prolungare il periodo di recupero e di evitare, almeno per il momento, un’altra competizione ad altissima intensità.

Secondo il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Simfer, la scelta di rinviare ancora il rientro rappresenta un elemento significativo dal punto di vista della gestione di un infortunio.

«Se ritarda il rientro significa che il processo patologico è persistente»

«Quando un atleta di vertice è costretto a prolungare il proprio allontanamento dai campi ritardando il rientro significa che ci si trova di fronte a un processo patologico persistente che ha bisogno di tempo per guarire», spiega Bernetti ad Adnkronos Salute.

L’esperto precisa di non poter formulare valutazioni cliniche sul caso specifico di Sinner, non avendo accesso diretto alle informazioni mediche del giocatore. La sua analisi riguarda quindi, più in generale, le condizioni che possono rendere necessario un recupero più lungo in un atleta professionista.

«Può trattarsi della severa persistenza di una tendinopatia che stenta a regredire», osserva il fisiatra. Tra le possibilità citate anche l’edema dell’osso subcondrale, cioè un versamento all’interno dell’osso spongioso, che nei casi più importanti può allungare sensibilmente i tempi di recupero.

Per questo, secondo Bernetti, forzare un rientro anticipato può essere controproducente: «Un rientro precoce non solo doloroso, ma clinicamente pericoloso per il rischio di danni strutturali».

Il tennis mette il ginocchio continuamente sotto pressione

Il problema assume particolare rilevanza nel tennis moderno, dove gli atleti sono sottoposti a continui cambi di direzione, frenate improvvise, torsioni e accelerazioni.

«Il tennis moderno, caratterizzato da scambi ad altissima intensità, continue frenate e violenti cambi di direzione, anche su superfici dure, genera forze di taglio e compressione ripetute che possono superare la naturale capacità di auto-riparazione dei tessuti», spiega il medico.

Secondo i dati della letteratura citati da Bernetti, gli arti inferiori rappresentano tra il 30% e il 65% degli infortuni nel tennis d’élite, una quota nettamente superiore rispetto alle problematiche a carico di spalla e gomito.

Gli infortuni al ginocchio rappresenterebbero invece circa il 10-15% della casistica complessiva, mentre nel 60-70% dei casi sarebbero associati a microtraumi ripetuti e a un progressivo processo di usura.

Tendinopatie ed edema osseo tra le condizioni da considerare

Tra le patologie da sovraccarico più frequenti nel tennis ci sono le tendinopatie, comprese quelle rotulee e quadricipitali, oltre alla sindrome della bandelletta ileo-tibiale, diagnosi che è stata sospettata nel caso di Sinner, ma che Bernetti non presenta come accertata.

Un’altra eventuale conseguenza delle continue sollecitazioni e torsioni, nei casi più severi, può essere l’edema dell’osso subcondrale.

Si tratta di condizioni che possono richiedere tempi di recupero più lunghi rispetto a quanto inizialmente previsto. Ed è proprio questo, secondo l’esperto, uno dei motivi per cui la prudenza diventa fondamentale quando il calendario agonistico spinge verso un rientro rapido.

«La decisione dello staff medico impone la lucida capacità di anteporre la longevità della carriera agonistica all’urgenza del calendario», sottolinea Bernetti.

La riabilitazione e il controllo del carico

In caso di un infortunio di questa entità, spiega il fisiatra, la gestione richiede generalmente un protocollo riabilitativo multimodale e personalizzato, con una riduzione degli stress sull’articolazione nella fase iniziale.

Tra gli strumenti indicati dall’esperto c’è l’esercizio terapeutico, che durante la fase di scarico può essere svolto anche in acqua attraverso l’idrochinesiterapia. L’obiettivo è mantenere tono muscolare e mobilità riducendo il carico gravitazionale sull’articolazione.

Bernetti cita inoltre, in relazione alle diverse condizioni cliniche, terapie fisiche strumentali come onde d’urto focali, laserterapia ad alta potenza e campi elettromagnetici pulsati. Questi ultimi, spiega, possono essere utilizzati anche nell’ambito del trattamento dell’edema osseo.

L’eventuale ricorso a queste terapie deve naturalmente essere deciso sulla base della diagnosi e della valutazione dello staff medico che segue l’atleta.

Il controllo a Lione e la scelta di non forzare

Il fisiatra collega infine la necessità di prudenza anche al recente controllo medico effettuato a Lione, osservando che indicazioni di questo tipo potrebbero essere state ribadite al campione italiano.

Al di là delle ipotesi sulle singole condizioni, il dato ufficiale resta uno: Sinner ha scelto di rinunciare anche a Shanghai, dopo Pechino, rinviando ancora il ritorno alle competizioni.

Una scelta che, sul piano sportivo, comporta la rinuncia a un altro torneo importante e ai relativi punti per il ranking, ma che secondo Bernetti va letta nella prospettiva della tutela della carriera: «Affidarsi a trattamenti mirati concede alle strutture corporee il tempo biologico imprescindibile per guarire, abbattendo il rischio di cronicizzazione o recidive».

Di Redazione

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