Non le interessa la polemica social, non la rincorsa al commento più velenoso. “Mi interessano le persone nelle quali credo, che mi hanno dato un giudizio per fortuna positivo: Vasco Rossi e Celine Dion”. Così Laura Pausini, uscendo dal Quirinale, liquida le critiche seguite alla sua interpretazione dell’Inno di Mameli alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Una risposta netta, emotiva, quasi liberatoria.
Perché Laura Pausini è finita al centro delle polemiche dopo l’Inno?
L’esecuzione dell’Inno d’Italia durante la cerimonia inaugurale dei Giochi ha diviso pubblico e commentatori. C’è chi ha parlato di eccessiva personalizzazione, chi ha difeso l’intensità interpretativa.
La discussione si è rapidamente trasformata in un’arena digitale, con giudizi tranchant e analisi tecnico-vocali improvvisate. Ma Pausini sceglie un altro metro di valutazione: quello dei colleghi che stima di più.
Cosa hanno detto Vasco Rossi e Celine Dion sulla sua performance?
La cantante non nasconde la commozione. “Siccome le due persone nella musica che stimo di più al mondo sono Celine Dion e Vasco Rossi e sono gli unici due che si sono esposti su questo argomento, io mi sento un’altra volta il cuore esplodere”.
Da una parte Celine Dion, icona mondiale della vocalità pop; dall’altra Vasco Rossi, il rocker di Zocca che di platee oceaniche se ne intende. Due endorsement che, nel sistema simbolico della musica leggera, valgono più di mille thread polemici.
Per Pausini, il punto è chiaro: concentrarsi “sulle persone che mi vogliono bene, che possono anche dirmi che non piace qualcosa”. Una distinzione sottile ma decisiva tra critica costruttiva e rumore di fondo.
Cosa è successo al Quirinale con Sergio Mattarella?
L’occasione è il primo storico incontro tra i Big di Sanremo e il Presidente della Repubblica. Guidati da Carlo Conti e accompagnati dall’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, gli artisti varcano il portone del Quirinale per un momento istituzionale senza precedenti.
Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sottolinea il valore della musica popolare come parte integrante della cultura nazionale. Parole che colpiscono profondamente Pausini: “In 33 anni raramente ho visto le istituzioni esporsi in questo modo. Spesso veniamo definiti giullari”.
E invece no. “Noi non siamo solo canzonette, siamo qui per fare musica e non la guerra”. Una frase che suona come manifesto, soprattutto in un’epoca in cui ogni palco rischia di diventare terreno di scontro.
Mattarella, racconta la cantante, conosce bene la storia del Festival: ricorda il primo Sanremo ascoltato alla radio a dieci anni. Un dettaglio che restituisce l’idea di una memoria collettiva condivisa.
Laura Pausini è schierata politicamente? La risposta a Striscia la Notizia
Fuori dal Quirinale, c’è spazio anche per una domanda più insidiosa, firmata dall’inviato di Striscia la Notizia, Enrico Lucci: “È vero che gli artisti sono tutti di sinistra?”.
La risposta di Pausini è spiazzante nella sua semplicità: “In una nazione pensano che io sia fascista, in un’altra che io sia comunista. Io non sono dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire, emozionalmente ma anche culturalmente, quello che significa seguire un partito”.
Non un equilibrismo, ma una presa di distanza consapevole. In un clima in cui l’etichetta precede spesso l’ascolto, la cantante di Solarolo rivendica una posizione personale: fare musica, rappresentare l’Italia, evitare la guerra delle tifoserie.
E mentre fuori infuriano le opinioni, lei sceglie di misurarsi con un solo parametro: la stima di chi, nella musica, considera maestri. Tutto il resto, sembra dire, è rumore.

