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Il chiarimento di Romina Power dopo il caso mediatico

Una precisazione, non una marcia indietro. Romina Power affida a Instagram la sua risposta dopo le reazioni suscitate da alcune dichiarazioni rilasciate nel podcast Supernova di Alessandro Cattelan, in cui aveva definito Felicità una canzone che, all’epoca, considerava “banale” e che inizialmente non avrebbe voluto incidere.
Parole che hanno innescato un dibattito acceso, trasformando un passaggio autobiografico in un caso culturale.

Nel messaggio pubblicato nelle sue Stories, Romina Power chiarisce il senso delle sue affermazioni, spiegando che il termine “banale” è stato utilizzato nel suo significato etimologico: qualcosa di comune, neutro, non offensivo. Secondo l’artista, le sue parole sarebbero state estrapolate e decontestualizzate, alimentando una polemica che non riflette il senso complessivo del suo racconto.


Cosa intendeva davvero per “banale”

Romina Power rivendica il diritto di raccontare la propria esperienza artistica senza che questo venga letto come una sconfessione del passato. Nella sua spiegazione sottolinea di essere profondamente legata a Felicità, di averla cantata per decenni e di continuare a farlo con partecipazione, proprio per l’emozione che il brano suscita nel pubblico.

Il punto, precisa, non è il valore storico o affettivo della canzone, ma la distanza tra quel repertorio e il suo gusto musicale personale. Una distinzione che, nel suo intento, non mirava a ridimensionare il successo del brano, ma a raccontare con onestà il suo percorso umano e artistico.


La reazione dell’autore e il nodo irrisolto

Il chiarimento, tuttavia, non ha spento del tutto il dibattito. Cristiano Minellono, autore del testo di Felicità, aveva già espresso pubblicamente il proprio dissenso, parlando di un giudizio che rischia di apparire come una presa di distanza da una canzone che ha segnato la carriera della coppia Al Bano–Power e che continua a essere una delle più riconoscibili della musica italiana nel mondo.

Per Minellono, il problema non è l’uso di una parola, ma il messaggio che può arrivare a un pubblico che ha fatto di Felicità un simbolo collettivo, al di là delle intenzioni originarie di chi l’ha interpretata.


Una canzone diventata patrimonio collettivo

Il caso mette in luce un tema più ampio: cosa accade quando un brano supera i suoi autori e diventa patrimonio emotivo di più generazioni. Felicità non è più soltanto una canzone, ma un riferimento culturale, un rito condiviso, una sintesi popolare di un’idea di leggerezza e quotidianità.

In questo contesto, ogni rilettura critica — anche se personale e non distruttiva — rischia di essere percepita come una messa in discussione di un simbolo.


Perché il dibattito non si chiude

La risposta di Romina Power non è una smentita né una ritrattazione, ma una puntualizzazione. E proprio per questo il caso resta aperto. Da una parte, il diritto dell’artista di raccontare la propria verità; dall’altra, la forza di una canzone che, nel tempo, ha smesso di appartenere solo a chi l’ha scritta o cantata.

È in questo equilibrio fragile tra memoria personale e immaginario collettivo che Felicità continua, ancora oggi, a far discutere.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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