Franco BaresiFranco Baresi

Il Milan piange il suo Capitano eterno dopo la falsa notizia delle scorse ore: aveva 66 anni

Per molti tifosi la prima reazione è stata l’incredulità. Solo poche ora fa una falsa notizia sulla morte di Franco Baresi aveva fatto il giro del web, inducendo anche esponenti istituzionali e personaggi pubblici a pubblicare messaggi di cordoglio poi cancellati.

Questa volta, però, è stato il Milan a comunicare la notizia che il popolo rossonero non avrebbe mai voluto ricevere: il Capitano eterno si è spento nella notte all’età di 66 anni. Con lui se ne va non soltanto una leggenda rossonera, ma uno dei calciatori che più hanno rivoluzionato il ruolo del difensore nella storia del calcio mondiale.

“Purtroppo è stato ufficializzato ciò che tutti abbiamo sperato non fosse vero. Franco Baresi . Piscinin. Kaiser Franz. Un simbolo. Uno dei più grandi difensori di sempre” – il ricordo del vice Premier Matteo Salvini sui social dopo le polemiche per la gaffe del necrologio all'”eroe rossonero” dell’altro giorno. “Per me eri e resterai il vero Milan, il vero calcio”. “6 per sempre Capitano. Vola con la tua curva. Sei stato e resterai la nostra bandiera”.

L’ultimo saluto del Milan: “Si è spento un battito del nostro cuore”

Il club rossonero ha affidato ai social un messaggio destinato a entrare nella storia.

“Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima. Franco ci ha lasciati. Perché Baresi è per sempre. Per sempre Capitano.”

Parole che raccontano il rapporto unico tra il Milan e il suo numero 6, una maglia ritirata perché nessun altro potesse più indossarla.

Dal “Piscinin” al “Kaiser”: la storia di una leggenda

Per tutti era il “Piscinin”, il ragazzino esile arrivato dal settore giovanile dopo essere stato scartato dall’Inter, dove invece giocava il fratello Beppe.

Aveva appena 17 anni quando debuttò in Serie A, il 23 aprile 1978, e da quel giorno non avrebbe più lasciato il Milan.

Rimasto orfano a soli 14 anni, maturò troppo in fretta. Quella forza interiore diventò la sua firma anche in campo, dove presto smise di essere il “piccolino” per trasformarsi nel “Kaiser Franz”, soprannome conquistato per la capacità di comandare la difesa come il suo idolo Franz Beckenbauer.

Il Capitano che non abbandonò mai il Milan

Ci sono campioni che cambiano squadra per vincere di più.

Franco Baresi fece l’esatto contrario.

Restò al Milan anche nei momenti più difficili, affrontando senza voltarsi indietro le retrocessioni del 1980 e del 1982. Quando il club tornò grande, lui era ancora lì, con la fascia al braccio.

Diventò il simbolo del Milan di Arrigo Sacchi e poi di Fabio Capello, guidando una delle difese più forti mai viste insieme a Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini.

Con i rossoneri conquistò sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro Supercoppe italiane e due Supercoppe europee, ma i trofei raccontano solo una parte della sua grandezza.

L’ultimo sogno azzurro e quelle lacrime di Pasadena

Con la Nazionale italiana fu campione del mondo nel 1982, anche se senza scendere in campo.

Dodici anni più tardi, dopo un recupero incredibile da un grave infortunio al menisco, trascinò gli Azzurri fino alla finale dei Mondiali di Usa ’94.

Resta scolpita nella memoria l’immagine delle sue lacrime dopo la sconfitta ai rigori contro il Brasile.

Quelle lacrime non cancellarono una prestazione monumentale, considerata ancora oggi una delle migliori mai disputate da un difensore in una finale mondiale.

L’ultimo omaggio davanti al mondo

Nel 2025 il Milan aveva comunicato che a Baresi era stata diagnosticata una nodulazione polmonare, rimossa con un intervento mini-invasivo.

Nonostante le condizioni di salute già delicate, lo scorso febbraio milioni di persone lo avevano visto comparire sul prato di San Siro, durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Milano-Cortina, mentre portava la fiaccola olimpica accanto a Giuseppe Bergomi.

Nessuno immaginava che quella sarebbe stata una delle sue ultime apparizioni pubbliche.

Franco Baresi con Beppe Bergomi alla cerimonia di inaugurazione di Cortina 2026
Franco Baresi con Beppe Bergomi alla cerimonia di inaugurazione di Cortina 2026

Il Milanista del secolo

Nel 1999 i tifosi lo elessero “Milanista del secolo”.

Non era soltanto il riconoscimento per una carriera irripetibile, ma il modo più autentico per dire che Franco Baresi era diventato il volto stesso del Milan.

Oggi il calcio perde uno dei suoi interpreti più eleganti e intelligenti, un uomo che ha riscritto il ruolo del libero e che ha trasformato leadership, correttezza e senso di appartenenza in un’eredità destinata a non scomparire.

Perché ci sono campioni che entrano nella storia.

Franco Baresi, invece, è diventato la storia.

Di Giuseppe D'Alto

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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