Emilia Colognoli e Angelo BettiolEmilia Colognoli e Angelo Bettiol

L’allarme è scattato dopo il forte odore proveniente dall’appartamento

Un silenzio durato giorni, poi il forte odore proveniente dall’appartamento e la drammatica scoperta. Antonio Bettiol, 81 anni, ed Emilia Colognoli, 76, sono stati trovati senza vita nella loro abitazione di via Monte San Michele, a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano.

A dare l’allarme sono stati alcuni vicini di casa che, non vedendo più la coppia da tempo e insospettiti dall’odore sempre più intenso proveniente dall’abitazione, hanno chiesto l’intervento dei soccorsi.

Una tragica coincidenza rende la vicenda ancora più dolorosa: i due coniugi erano sposati dal 29 luglio 1972 e i loro corpi sono stati scoperti il giorno successivo al 54° anniversario di matrimonio.

I corpi scoperti dopo giorni di silenzio

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, i vigili del fuoco, il pubblico ministero della Procura di Monza e gli specialisti della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo investigativo di Milano.

I due anziani sono stati trovati in avanzato stato di decomposizione, circostanza che porta gli investigatori a ritenere che il decesso risalga ad almeno due settimane prima del ritrovamento.

L’appartamento è stato ispezionato in ogni dettaglio, ma non sarebbero emersi segni evidenti di colluttazione, tracce di sangue o altri elementi compatibili con una morte violenta.

Le ipotesi al vaglio degli investigatori

Le indagini sono ancora in corso e nessuna pista viene esclusa in via definitiva.

Al momento, però, l’ipotesi di un’aggressione appare poco probabile. Gli investigatori attendono gli esiti dell’autopsia, che dovrà stabilire con precisione le cause del decesso e chiarire anche chi dei due sia morto per primo.

L’ultimo indizio: lo zerbino rimasto arrotolato

A raccontare gli ultimi giorni della coppia sono i vicini di casa.

Un condomino ha riferito di essersi accorto che da diversi giorni lo zerbino davanti alla porta non veniva più sistemato dopo le pulizie del palazzo, un dettaglio che aveva iniziato a destare qualche sospetto.

In realtà, secondo i carabinieri, la morte potrebbe risalire addirittura a circa quindici giorni prima del ritrovamento.

Antonio e il caffè al bar con il suo bassotto

Antonio Bettiol era un volto conosciuto nel quartiere.

Ogni mattina raggiungeva il Feeling Bar, poco distante da casa, dove si fermava per il caffè e per raccontare episodi della sua lunga vita da camionista.

«Era una persona simpatica, ci faceva sorridere con i racconti dei suoi viaggi», ricorda il titolare del locale.

Negli ultimi tempi, però, gli amici avevano notato un peggioramento delle sue condizioni. Camminava con un bastone e appariva spesso disorientato, dimenticando perfino piccoli gesti quotidiani.

Sempre accanto a lui c’era il suo inseparabile bassotto, che proprio nelle ultime ore avrebbe iniziato ad abbaiare con insistenza, attirando ulteriormente l’attenzione dei vicini.

Emilia e le difficoltà di salute

Anche Emilia era molto conosciuta nella zona.

Faceva abitualmente la spesa in un negozio di alimentari poco distante dall’abitazione, ma da qualche tempo le difficoltà nel camminare erano diventate sempre più evidenti.

Il commerciante racconta che, nelle ultime settimane, la donna gli aveva chiesto di consegnarle l’acqua direttamente all’ingresso del palazzo perché non riusciva più a trasportarla.

L’ultima volta che l’aveva vista, circa due settimane fa, aveva notato anche alcune ferite alle gambe, probabilmente aggravate da un’infezione.

Una vita insieme fino all’ultimo giorno

Antonio ed Emilia non avevano figli, ma erano una coppia molto unita.

Per oltre mezzo secolo avevano condiviso passioni e viaggi, soprattutto sul lago di Garda, dove trascorrevano periodi di vacanza utilizzando un particolare pick-up trasformato dallo stesso Antonio in un piccolo camper.

Un progetto costruito con le proprie mani e che raccontava il loro desiderio di continuare a viaggiare insieme.

Ora sarà l’inchiesta della Procura di Monza, insieme agli accertamenti medico-legali, a chiarire cosa sia realmente accaduto nell’appartamento di via Monte San Michele e a dare una risposta definitiva sulle cause della morte dei due coniugi.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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