don Agrippino Salernodon Agrippino Salerno

L’errore che nessuno avrebbe dovuto vedere

L’ospedale Maria Santissima Addolorata di Biancavilla era convinto di aver chiuso la pratica con ordine: due salme, due bare, due riconsegne. Invece no. Lo scambio è avvenuto al momento della consegna e nessuno – né familiari né personale – se n’è accorto. O quasi.

La prima salma, preparata dalle pompe funebri, è stata portata a casa per l’ultimo saluto. L’altra, destinata a nessuna cerimonia privata perché senza parenti, è rimasta in obitorio. Ma l’ingranaggio si è inceppato quando il parroco della Chiesa Madre, don Agrippino Salerno, si è presentato per la benedizione.

Il riconoscimento impossibile da ignorare

Don Salerno conosceva l’uomo che avrebbe dovuto incontrare: lo aveva seguito a lungo nella casa di riposo. Troppo evidente, troppo netto il contrasto per non allertare. «Uno era alto un metro e novanta, l’altro un metro e sessantacinque. E poi l’età: 90 anni contro 75», ha raccontato alla Tgr. Non serviva perizia scientifica: bastava lo sguardo.

A quel punto, la direzione sanitaria ha avviato la verifica. La certezza è arrivata dalla radiografia: solo uno dei due defunti aveva due protesi impiantate.

L’Asp scarica, il Pd insorge

Rimesso tutto al proprio posto – perfino i vestiti sono stati scambiati di nuovo – l’Asp ha difeso ogni passaggio. «Le salme sono state riconsegnate nel rispetto delle procedure», ha dichiarato. Tradotto: l’errore non sarebbe imputabile all’ospedale, ma a ciò che è accaduto dopo la consegna.

Il Pd provinciale non ci sta: «Preoccupazione e sconcerto per un episodio gravissimo». Tema politico, ma non solo. Questione di dignità, di ultime ore, di rispetto del corpo come ultima identità.

Il caso, ora, pesa come un macigno sulla struttura sanitaria, che rivendica protocolli puntuali ma non spiega l’elemento essenziale: chi ha verificato l’identificazione, chi l’ha firmata, chi ha autorizzato le pompe funebri.

Nel frattempo, una comunità intera si interroga su cosa sia davvero errore umano e cosa, invece, sistema malato.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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