Romina Power a Verissimo, il libro come punto di partenza
È partita dal suo nuovo libro, Pensieri profondamente semplici. L’abbecedario della mia vita, l’intervista di Romina Power a Verissimo, andata in onda domenica 14 dicembre. Un’opera intima, costruita rileggendo diari, ricordi e ferite mai rimarginate, che diventa anche la chiave per raccontarsi senza filtri nel salotto di Silvia Toffanin.
Il rapporto con Al Bano: affetto e distanza
Tra i passaggi più attesi, inevitabilmente, quello sul rapporto con Al Bano Carrisi. Romina sorprende per la lucidità: «Oggi i rapporti sono buonissimi: non ci vediamo mai». Una battuta che fotografa con precisione chirurgica un equilibrio fragile ma reale. «Chi amo, amo per sempre», aggiunge, spiegando però che l’amore non basta quando «non si sta bene insieme e non si è felici».
Le frecciate mai del tutto spente
Non mancano le stilettate, sempre affidate all’ironia. Romina racconta di quando, rientrata dagli Stati Uniti dopo anni, Al Bano le suggerì di fare qualche ritocco estetico: «Carino, eh?». E poi la battuta che strappa un sorriso amaro: «Chissà se anche lui si è fatto un ritocchino, magari al cervello. Scherzo, eh… Poi magari chiederà di venire qui per replicare».
Un modo per alleggerire, senza cancellare, vecchie ferite. Una battutina all’ex la riserva anche quando si parla della sua passione da ragazzina per Paul McCartney con Silvia Toffanin che le fa notare che non ci è andata lontano. “Con la chitarra ci sono andata vicina, con il resto no… Ma non mi sono pentita”.
Il legame speciale con la suocera Jolanda
Tra i ricordi più intensi, quello del rapporto con Jolanda, madre di Al Bano. «Non era una suocera, era una seconda mamma», racconta. Una donna riservata, semplice, abituata al lavoro, che inizialmente diffidava delle attrici. «Credeva fossero tutte poco di buono, me lo disse in faccia». Poi il legame si è trasformato in qualcosa di profondo, quasi filiale. Dopo la morte di Jolanda, Romina ha perso anche il desiderio di tornare a vivere a Cellino San Marco.
La Puglia, le case perdute e le scelte di vita
Romina racconta di aver dovuto dire addio a due case: una in California e quella pugliese. Eppure, sottolinea, «io ho sposato la Puglia», scegliendo di restare legata a quella terra più per affetto che per convenienza.
Ylenia, il dolore che non si chiude
Il libro si chiude sulle pagine più dolorose: quelle dedicate a Ylenia, la figlia scomparsa nel 1994. Romina non pronuncia mai la parola “morte”. Parla di lei al presente, come se il tempo si fosse fermato. Racconta di un segnale segreto: «Quando in televisione mi toccavo il sopracciglio, era un saluto per lei».
Le accuse sulle indagini
Ancora oggi Romina è convinta che le indagini su New Orleans siano state gestite male. «Eravamo scomodi, portavamo luce in luoghi oscuri». Accusa la polizia locale di averli depistati e l’FBI di essersi sfilato perché Ylenia era maggiorenne e cittadina italiana. «Ci hanno detto di tutto per farci andare via».
Una ferita aperta
Romina continua a tornare a New Orleans, che definisce «una città negativa». È convinta che Ylenia sia stata rapita, coinvolta in qualcosa di più grande di lei. E nonostante i mitomani e le false piste, una cosa resta certa: «Non smetterò mai di cercarla, fino all’ultimo giorno».

