Giovanni MarchionniGiovanni Marchionni

Le cause della morte Giovanni Marchionni

Non un malore improvviso. Non un evento fulmineo. Giovanni Marchionni è morto lentamente, soffocato da una grave ipossia causata dall’inalazione di acido solfidrico, un gas tossico e micidiale.

È questa la conclusione a cui è giunto Francesco Serra, consulente tecnico della Procura di Tempio Pausania, nella perizia depositata sull’inchiesta per la morte del giovane skipper di Bacoli, trovato senza vita l’8 agosto scorso a bordo di uno yacht ormeggiato nella Marina di Portisco, a Olbia.

Gli accertamenti parlano chiaro:

  • Concentrazioni consistenti di metaboliti di acido solfidrico nel sangue e nelle urine
  • Danni ipossici ai polmoni, incompatibili con una morte istantanea

Giovanni non è morto subito. Ha respirato quel gas per ore.


L’orario della morte e una lunga agonia invisibile

Secondo la perizia, il decesso sarebbe avvenuto tra le 22:04 del 7 agosto e le 9:28 dell’8 agosto 2025. Un arco temporale che racconta una agonia lenta, consumata nello spazio chiuso della barca sulla quale lavorava.

Un dettaglio che pesa come un macigno:

Giovanni ha perso la vita sul luogo di lavoro, nello yacht da cui si sono sprigionate le esalazioni letali.

Lo confermano gli avvocati della famiglia, Maurizio Capozzo e Gabriele Satta:

“Gli accertamenti non lasciano spazio a dubbi. Giovanni è morto sulla barca sulla quale lavorava”.


Responsabilità: la nebbia si dirada

La perizia non individua ancora nomi, ma accorcia drasticamente il campo delle responsabilità.
Secondo i legali della famiglia di Giovanni Marchionni:

“Emergono le prime certezze. La Procura, grazie al lavoro meticoloso svolto in questi mesi, potrà individuare le responsabilità in tempi certi e rapidi”.

Tradotto: non è stata una fatalità, ma un evento prevedibile, forse evitabile, in un contesto lavorativo che ora è sotto la lente degli inquirenti.

Giovanni aveva 21 anni. È morto lavorando. E non è morto da solo: qualcuno dovrà spiegare perché.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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