Luciana Cat Berro e Paolo FerriLuciana Cat Berro e Paolo Ferri

La 65enne era ricoverata al San Giovanni Bosco di Torino

Luciana Cat Berro non ce l’ha fatta. Dopo giorni di agonia nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, la donna di 65 anni è morta nella serata di ieri, 27 gennaio. Era rimasta gravemente ferita alla testa dopo essere stata colpita dal figlio con una pistola sparachiodi, nella cascina di famiglia a Caselle Torinese.

Una notizia che segna un punto di non ritorno in una vicenda già drammatica e che ora cambia radicalmente anche sul piano giudiziario.


Dallo sparo alla morte: un decorso clinico senza miglioramenti

Dopo l’aggressione avvenuta nella notte tra il 24 e il 25 gennaio, Luciana Cat Berro era stata ricoverata in codice rosso con lesioni craniche e cerebrali gravissime. I medici avevano parlato fin da subito di un quadro clinico compromesso, senza segnali di recupero neurologico.

Per giorni la donna è rimasta in vita solo grazie alle cure intensive. Poi, nella serata di ieri, il decesso. Un epilogo che conferma quanto appariva già chiaro: le ferite erano incompatibili con la sopravvivenza.


Ora l’accusa cambia: da tentato omicidio a omicidio

Con la morte di Luciana Cat Berro, la posizione del figlio Paolo Ferri, 40 anni, cambia drasticamente. Arrestato inizialmente con l’accusa di tentato omicidio, l’uomo dovrà ora rispondere di omicidio.

Ferri è detenuto nel carcere torinese delle Vallette (Lorusso e Cutugno). Durante l’udienza di convalida dell’arresto si era limitato a dire:

«Mi dispiace»,
avvalendosi poi della facoltà di non rispondere.

La Procura sta ora riformulando il capo d’imputazione alla luce del decesso.


Un caso già segnato da segnali inquietanti

Gli inquirenti continuano ad approfondire il contesto familiare. Secondo quanto emerso, tra madre e figlio i contrasti erano frequenti. Un dettaglio particolarmente inquietante riguarda un messaggio audio che l’uomo avrebbe inviato poco prima dell’aggressione a un conoscente, parlando della volontà di uccidere la madre e la sorella perché non riusciva più a sopportarle.

Un elemento che, se confermato e acquisito agli atti, potrebbe pesare enormemente sulla valutazione della consapevolezza e della responsabilità penale.


Una morte che trasforma il caso in tragedia definitiva

La morte di Luciana Cat Berro trasforma quella che era già una vicenda gravissima in una tragedia compiuta. Non più una donna in lotta tra la vita e la morte, ma una vittima di omicidio consumato all’interno della propria casa.

Caselle Torinese resta sotto choc. Una comunità che nei giorni scorsi seguiva con apprensione gli aggiornamenti clinici ora si trova di fronte a una certezza amara.


Violenza familiare e solitudine: il nodo irrisolto

Questo aggiornamento riporta al centro una questione che la cronaca ripropone con inquietante regolarità: la violenza domestica che matura nel silenzio, senza segnali intercettati in tempo, fino all’esplosione finale.

Luciana Cat Berro è morta dopo giorni di sofferenza.
E con lei si chiude una storia che lascia domande pesanti, giudiziarie e sociali, ancora tutte aperte.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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