Titus Keet ha ammesso di aver inviato numerose foto in pose audaci in spiaggiaTitus Keet ha ammesso di aver inviato numerose foto in pose audaci in spiaggia

La vicenda di Caldey Island che fa discutere il Regno Unito

Caldey Island, Pembrokeshire: un piccolo lembo di terra sacra dove la preghiera dei monaci trappisti si mescola al turismo religioso. Qui, Fratel Titus Keet, 77 anni, si è trovato al centro di una controversia che ha fatto sollevare più di un sopracciglio. Keet, monaco cattolico residente sull’isola da 22 anni, ha ammesso di avere 200 fotografie che lo ritraggono nudo su una spiaggia all’alba, immagini che lui stesso definisce “spirituali” e non sessuali.

Alcune di queste foto audaci sono state inviate a Lisa Love, 56 anni, visitatrice abituale dell’isola, che dopo averle ricevute si è rivolta alla polizia locale. Nonostante le proteste, il Crown Prosecution Service (CPS) ha deciso di non perseguire il monaco, accettando la sua versione e definendo le immagini “spirituali”.


Chi è Fratel Titus Keet e perché le foto fanno scalpore?

Fratel Keet vive in un antico monastero di Caldey Island, luogo in cui i monaci trascorrono le giornate in silenziosa meditazione. La notizia che un residente del monastero inviava foto nude a una turista ha generato sconcerto, soprattutto perché l’isola è stata in passato teatro di scandali legati ad abusi sessuali sui minori negli anni ’70 e ’80.

Secondo la vittima, la signorina Love, le immagini erano indesiderate e inappropriate. “È un monaco che dovrebbe pregare in silenzio, non scattare foto nudo e inviarle a chi non le vuole. È stato protetto solo per la sua posizione religiosa”, ha dichiarato. La donna, guida turistica di Narberth, aveva conosciuto Keet 15 anni fa e mantenuto con lui un rapporto di amicizia, basato anche sull’elaborazione del lutto per la madre deceduta nel 2011.


Le accuse e la difesa del monaco

Keet è stato arrestato nel settembre 2024 con l’accusa di aver molestato la madre di due figli, ma mentre era in libertà su cauzione si è allontanato dall’isola, presumibilmente verso il Belgio. Interrogato, ha spiegato che le foto rappresentano “arte e spiritualità”, affermando:

“È il corpo umano nel suo stato originale. Non c’è nulla di sessuale. Voglio condividere luce e corpo con la natura.”

Il monaco ha conservato le immagini su una chiavetta digitale e ha ribadito di non aver cercato gratificazione sessuale.


La reazione della vittima e la polemica sul CPS

La signorina Love ha espresso “disgusto” per la decisione del CPS di non perseguire Keet. Attraverso il suo avvocato, ha richiesto una revisione del diritto delle vittime, denunciando un trattamento privilegiato basato sullo status religioso del monaco.

“Solo perché dice che le foto sono spirituali, la fa franca. Questo caso dimostra l’incapacità della polizia di Dyfed-Powys di proteggere le vittime e scoraggia chi subisce abusi a denunciare”, ha dichiarato Kevin O’Connell, attivista per le vittime di Caldey Island.


Il contesto storico di Caldey Island

Caldey Island è nota per ospitare un antico monastero trappista e accogliere circa 60.000 turisti all’anno. Tuttavia, il passato dell’isola è segnato da scandali di abusi sessuali su minori, che hanno portato a risarcimenti limitati e all’implementazione di regole più restrittive, come il divieto di contatto fisico tra monaci e visitatori.

La vicenda di Fratel Keet riapre la discussione sulla gestione della legge e della giustizia in contesti religiosi, evidenziando tensioni tra diritto delle vittime e tutela degli ecclesiastici.


Arte, spiritualità o protezione religiosa?

La lettera del procuratore del CPS, Sandra Subacchi, sostiene che le foto non avevano contenuto sessuale e confermerebbero la versione del monaco. Ma la signorina Love insiste:

“Dimmi dove nella Bibbia si dice di saltellare nudi su una spiaggia.”

Il caso ha generato dibattito nazionale e internazionale: arte o abuso, spiritualità o sfruttamento della posizione religiosa? Per molti osservatori, la vicenda mette in luce lacune nel supporto alle vittime e nella responsabilizzazione degli ecclesiastici.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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