Il cuore “vecchio” era già sul tavolo operatorio quando qualcosa, nel contenitore dell’organo donato, non convinceva più nessuno. È una delle circostanze più delicate emerse nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, due anni e mezzo, deceduto dopo un trapianto cardiaco all’Ospedale Monaldi.
Una sequenza temporale che oggi è al centro delle indagini della Procura di Napoli. Perché nei trapianti il tempo è tutto. E ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte.
Il cuore da Bolzano al Monaldi: cosa è successo durante il trasporto?
L’organo era stato prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli in un box refrigerato. Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte dai magistrati, il contenitore sarebbe arrivato in sala operatoria poco prima delle 14:30. Il clampaggio — cioè l’interruzione della circolazione del piccolo paziente — sarebbe però avvenuto alle 14:18, quando il box non era ancora stato aperto.
Un dettaglio tecnico che assume un peso enorme: l’espianto del cuore del bambino sarebbe stato completato prima della verifica diretta delle condizioni dell’organo donato.
Quando il contenitore è stato finalmente aperto, alcuni sanitari si sarebbero accorti che qualcosa non andava.
Ghiaccio secco nel box frigo: errore fatale?
Tra gli elementi sotto la lente c’è il tipo di refrigerante utilizzato. Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, nel box frigo sarebbe stato aggiunto ghiaccio secco, fornito da un’operatrice non specializzata.
Un particolare tutt’altro che marginale. Le linee guida del 2015 prevedono protocolli rigorosi per la conservazione degli organi: temperatura costantemente monitorata, registrazione minuto per minuto, presenza di termostati certificati. Se il box non dispone di un sistema automatico, deve esserci almeno un dispositivo manuale di controllo.
Secondo la difesa della famiglia, il frigo utilizzato non sarebbe stato conforme a tali linee guida. Inoltre, nel caso di trasporto aereo, è obbligatorio verificare la temperatura interna subito dopo l’atterraggio. Anche questo controllo, stando alle ricostruzioni, non sarebbe stato effettuato.
La domanda è inevitabile: il cuore è stato compromesso durante il viaggio?
Trapianto fallito: i dubbi del cardiochirurgo e la sequenza in sala operatoria
Alcune testimonianze riferiscono che il cardiochirurgo incaricato dell’impianto avrebbe ripetuto più volte di ritenere improbabile che quell’organo “ripartisse”. Un’impressione clinica maturata prima o dopo l’apertura del box? Anche questo è oggetto di accertamento.
Il punto più controverso resta la tempistica: la cardiectomia — la rimozione del cuore malato — sarebbe stata in fase avanzata mentre il contenitore non era ancora stato aperto. Una scelta tecnica? Una prassi consolidata? O una decisione precipitosa?
Sette persone risultano indagate. Gli accertamenti dei Nas di Trento sono stati trasmessi ai magistrati napoletani e saranno centrali nell’eventuale incidente probatorio.
Linee guida sui trapianti: quali protocolli dovevano essere rispettati?
Nel trapianto cardiaco pediatrico, la catena del freddo è un elemento critico. L’organo deve essere mantenuto entro un range di temperatura preciso per preservarne la vitalità cellulare. L’utilizzo di ghiaccio secco — che può abbassare drasticamente la temperatura — richiede competenze specifiche.
Le linee guida internazionali e nazionali impongono tracciabilità, monitoraggio continuo, verifiche incrociate tra equipe di espianto e di impianto. Se uno solo di questi passaggi viene meno, il rischio aumenta in modo esponenziale.
La Procura dovrà stabilire se vi sia stato un errore umano, una violazione procedurale o una concatenazione di eventi sfortunati ma non colposi.
La morte del piccolo Domenico: giustizia o fatalità?
Dietro la freddezza dei protocolli c’è una famiglia che chiede risposte. La morte di un bambino di due anni e mezzo non può essere archiviata come una semplice complicanza chirurgica senza un’analisi minuziosa di ogni passaggio.
Il trapianto rappresentava l’ultima possibilità. E oggi quella possibilità è diventata un fascicolo giudiziario.
Se il cuore non era idoneo, perché si è proceduto? Se il problema è nato durante il trasporto, chi doveva controllare? E soprattutto: si poteva evitare?
La medicina dei trapianti è una delle frontiere più alte della scienza contemporanea. Ma proprio per questo richiede standard assoluti. Perché quando si apre un torace in sala operatoria, non c’è spazio per l’improvvisazione.
E in questa storia, ogni minuto pesa come un macigno.

