Perché Rocco Siffredi ha denunciato sedici attrici e la trasmissione ‘Le Iene’?
La vicenda giudiziaria che vede protagonista Rocco Siffredi, 61 anni, noto in tutto il mondo come il re del cinema hard, si arricchisce di nuovi capitoli e sfocia in una maxi querela che rischia di diventare un caso mediatico senza precedenti. L’attore, regista e produttore, ha depositato lo scorso agosto un esposto che supera le duecento pagine, successivamente integrato con ulteriori documenti e allegati, a carico di due autori della nota trasmissione televisiva ‘Le Iene’ e sedici attrici con cui aveva lavorato in passato.
La denuncia, oggi al vaglio della Procura di Milano e coordinata dalla pm Marina Petruzzella, ipotizza il reato di diffamazione, e si concentra su sei puntate del programma in cui le attrici, intervistate, hanno raccontato presunti episodi di abusi e violenze sul set. Secondo la difesa di Siffredi, guidata dall’avvocata Rossella Gallo, si tratterebbe di una vera e propria “campagna diffamatoria” costruita ad arte attraverso interviste e materiale televisivo.
Cosa contengono gli allegati della difesa di Siffredi e come intendono scagionarlo?
Gli allegati consegnati agli inquirenti includono una lunga serie di liberatorie firmate all’epoca dalle attrici, video integrali dei film e documenti che, secondo Siffredi, dimostrerebbero la regolarità dei rapporti professionali e l’assenza di denunce penali. A sostegno del suo racconto, la difesa ha incluso dichiarazioni di cameraman, costumisti e tecnici che lavorarono ai set, pronti a testimoniare la regolarità delle riprese e a confutare eventuali “racconti orchestrati” a danno del pornodivo.
Il cuore del contendere riguarda le accuse delle attrici secondo cui sarebbero state costrette a girare alcune scene e sottoposte a meccanismi di pressione psicologica. La Procura dovrà esaminare ogni versione e verificare la veridicità delle affermazioni, in un equilibrio delicato tra diritto di cronaca, libertà di testimonianza e tutela dell’immagine personale di Siffredi.
Le reazioni de ‘Le Iene’: tra diritto di cronaca e tutela delle presunte vittime
Il programma televisivo, da parte sua, ha fatto sapere di essere “certo di aver operato con correttezza, professionalità e trasparenza, nel pieno esercizio del diritto di cronaca”, sottolineando l’interesse pubblico della vicenda, soprattutto in un’epoca in cui molte donne non denunciano le violenze subite. In una nota, le Iene osservano come l’attenzione mediatica sull’azione legale di Siffredi sembri superare quella riservata ai racconti delle presunte vittime, ribadendo la fiducia che la verità emergerà nelle sedi opportune.
Il clamore del caso non riguarda solo la notorietà internazionale dell’attore, ma mette in luce un nodo delicato del giornalismo investigativo e della cronaca televisiva: la gestione di accuse sensibili in un contesto mediatico che amplifica ogni dichiarazione e moltiplica le polemiche.
Quali sviluppi attendere nell’inchiesta per diffamazione a Milano?
L’inchiesta della Procura milanese procede con attenzione, valutando ogni documento e dichiarazione. Verranno ascoltate tutte le attrici coinvolte, mentre i due autori del programma dovranno spiegare le scelte editoriali adottate nelle sei puntate. La complessità del fascicolo deriva anche dalla necessità di bilanciare la difesa della reputazione di Siffredi con il diritto delle donne intervistate a raccontare la propria versione dei fatti.
Per Rocco Siffredi, che quattro anni fa ha concluso la carriera da attore ma continua a lavorare come regista e produttore, la vicenda assume toni personali e professionali: oltre al danno d’immagine, il pornodivo lamenta il “fango gettato” sul suo nome e punta a chiarire una volta per tutte la verità sul suo operato.
Il caso resta aperto e seguirà inevitabilmente l’eco mediatica che già accompagna ogni mossa del pornodivo. Tra avvocati, documenti, video integrali dei film e testimonianze tecniche, la querela di Siffredi promette di tenere banco per settimane, se non mesi, in un dibattito che intreccia diritto, cronaca e gossip internazionale. Le prossime udienze e accertamenti della Procura di Milano saranno decisive per capire se la maxi querela potrà davvero ribaltare la narrativa costruita in televisione o se il caso continuerà a polarizzare l’opinione pubblica.

