Madre e due figli morirono nella strage di Altavilla MiliciaMadre e due figli morirono nella strage di Altavilla Milicia

Perché la figlia di Barreca è stata assolta per la strage di Altavilla?

Una decisione destinata a far discutere e a riaprire ferite mai chiuse. La ragazza sopravvissuta alla strage di Altavilla Milicia, condannata in primo grado a oltre 12 anni, è stata assolta in appello.

Secondo i giudici, non può essere ritenuta responsabile degli omicidi perché non era in grado di autodeterminarsi nel contesto in cui è maturato il massacro.

Una valutazione che cambia completamente la prospettiva su uno dei casi più sconvolgenti degli ultimi anni.

La strage: cosa accadde nella villetta dell’orrore

Tra l’8 e l’11 febbraio 2024, in una casa alla periferia di Altavilla, si consumò una tragedia che ancora oggi appare difficile da comprendere.

La madre, Antonella Salamone, fu picchiata, uccisa e poi bruciata.
Il piccolo Emanuel, di soli 5 anni, morì dopo sevizie atroci.
Il fratello Kevin, 16 anni, venne immobilizzato e soffocato.

Al centro di tutto, un clima di fanatismo pseudo-religioso, fatto di riti, digiuni forzati, preghiere ossessive e violenze continue.

Il ruolo della ragazza: tra confessione e sottomissione

Quando gli investigatori entrarono nella casa, la trovarono in camera. Fu lei stessa a raccontare di aver partecipato agli omicidi.

Una confessione che aveva portato alla condanna in primo grado.

Ma il processo d’appello ha ribaltato tutto. I giudici hanno ritenuto che la giovane fosse intrappolata in una condizione di totale soggezione psicologica, incapace di opporsi o di scegliere.

Il peso del padre e dei “fratelli di Dio”

Secondo l’accusa, i principali responsabili restano il padre, Giovanni Barreca, e i due complici, Sabrina Fina e Massimo Carandente.

Un gruppo che si definiva “fratelli di Dio” e che avrebbe trascinato la famiglia in una spirale di violenza e delirio mistico.

La ragazza, minorenne all’epoca, si sarebbe trovata isolata, manipolata e privata di qualsiasi riferimento esterno.

Le perizie: “Capiva, ma non poteva scegliere”

Determinanti sono state le valutazioni degli esperti. La perizia neuropsichiatrica ha evidenziato una parziale incapacità di intendere e volere, ma soprattutto una totale impossibilità di autodeterminarsi.

Una distinzione chiave: comprendere ciò che accade non significa essere liberi di opporsi.

Secondo la difesa, la giovane era “travolta da una realtà più grande di lei”.

Cosa succede ora: struttura protetta e percorso di recupero

Dopo l’assoluzione, la ragazza non tornerà subito a una vita normale.

Sarà inserita in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, seguita da educatori e specialisti. Il percorso sarà monitorato nel tempo, con valutazioni periodiche.

Un cammino lungo, necessario per ricostruire una vita dopo un trauma così profondo.

Un caso che divide e interroga

La decisione della Corte apre interrogativi complessi.
Dove finisce la responsabilità individuale e dove inizia la manipolazione?
Quanto può pesare un contesto di violenza e controllo mentale?

La strage di Altavilla resta una ferita aperta.
E questa sentenza aggiunge un nuovo capitolo, forse il più difficile da accettare.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *